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La Storia delle Storie -

La Storia delle Storie

“Marcello, ma no!!” esordì la mamma preoccupata vedendolo arrivare con un armamentario sofisticato e luccicante. “Ti farà male!!”. Lui, noncurante, appoggiò la sua attrezzatura sul tavolo di camera e si stese sul letto cercando con lo sguardo qualcosa che attirasse la sua attenzione, che distogliesse il suo essere dallo smarrimento che lo pervadeva.

Quello era il suo sogno da anni, doveva assolutamente provarci, non poteva in alcun modo lasciar perdere. L’università e le lingue si, erano importanti, ma non voleva diventare né traduttore, né interprete, e i viaggi, si gli piaceva viaggiare, conoscere nuovi posti e nuovi sapori, ma il suo progetto non glielo avrebbe impedito, anzi avrebbe potuto continuare a viaggiare e il suo sogno ne sarebbe uscito solo fortificato.

Ecco, solo la musica gli creava qualche dubbio, qualche scompiglio.

Suonare era sempre stata la sua vera occupazione nel tempo libero, e abbandonarla così, su due piedi, era come perdere una parte di sé.

“Ma la musica posso continuare ad ascoltarla e il basso posso continuare a suonarlo” si disse in tono imperativo per consolarsi. Non ne era convinto e per allontanare tutti i dubbi e le paure che stavano prendendo possesso di lui, si alzò e si avvicinò all’impolverato scaffale, a fianco della finestra, dove teneva i vecchi libri letti durante gli anni scolastici. Non gli era mai piaciuto troppo studiare, ma riconosceva nella lettura e nello studio la forza di capire il mondo che lo circondava.

Ne prese in mano uno qualsiasi…la sua intenzione era solo di distrarsi. Si accinse a leggere.

Era un libro di storie, storie di santi, draghi, principesse, riformisti, morte e bellezza, insomma una gran confusione.

“In un tempo non ben definito, nel luogo più abbandonato e selvaggio della città viveva un uomo crudele che torturava e uccideva i prigionieri. La sua era una professione che si tramandava da padre in figlio”. “Boia!” si disse Marcello! E sorrise quando si rese conto che la sua esclamazione richiamava esattamente quella terribile figura.

Il racconto era interessante e ricordò quando ai tempi della scuola studiava storia. Non gli era mai piaciuta quella materia. Troppe date e nomi da imparare a memoria e mai si studiavano le avventure e le imprese dei grandi personaggi che l’avevano vissuta. Era un fervido immaginatore Marcello, gli era sempre piaciuto inventare, sognare, immaginare!

Non era quello però il momento per lui di ripensare alla scuola, doveva rimanere concentrato sulla sua idea, doveva trovare qualcosa che lo ispirasse e convincesse che quella era davvero la strada giusta da percorrere. Passò così ad un’altra storia.

La successiva era la storia di un uomo coraggioso e di gran forze che salvò una principessa dal fuoco di un malefico drago. “Ecco!” disse tra sé e sé Marcello. “Questa fa per me! Anche io dovrò essere coraggioso e in un qualche modo dovrò riuscire a difendere la mia idea, la mia passione”.

La storia, raccontata dai crociati che tornavano dalla Terra Santa narrava di un santo, San Giorgio, che uccise un terribile drago in procinto di mangiare una giovane principessa, ma che venne poi martirizzato per decapitazione.

Marcello sconsolato dal pessimo finale e desideroso di trovare un aiuto nella lettura, passò immediatamente e senza alcuna titubanza ad un’altra storia, nella speranza potesse essere di maggior conforto.

La successiva raccontava di un frate riformista, che dopo un periodo di prestigio e successo, contro la volontà del Papa, continuò a predicare e denunciare i costumi corrotti dell’epoca nella quale viveva, il lusso e l’usura. Perciò venne scomunicato, dichiarato eretico, condannato e bruciato su una croce.

Si ricordò allora, il perché quella materia non gli era mai piaciuta.

Perché raccontava di ingiustizie! La sua sarebbe invece stata una storia di giustizia, di riscatto, quello che avrebbe ottenuto se lo sarebbe guadagnato con la sua fatica e l’avrebbe difeso in tutti i modi!

L’ultima storia che decise di assaporare narrava di una perfida e cinica cortigiana, ma di ineguagliabile bellezza, che visse una vita non facile, costretta dagli uomini della sua famiglia a subire scelte anche dolorose. Ma a soli 21 anni iniziò una nuova vita, tranquilla e celebrata, alla corte di un Duca, dando al mondo sei figli, l’ultimo dei quali le fu fatale.

Marcello decise di smettere con la lettura per quella sera, i racconti letti erano interessanti, ma che utilità potevano avere per quel momento così difficile, in cui doveva decidere se e come intraprendere questa nuova avventura! Nessuna storia di quelle lette aveva un buon fine e questo non lo aveva di certo incoraggiato. Ma nel momento in cui ripose il libro sullo scaffale si accorse che quelle storie erano le storie di Ferrara, della sua città. Forse allora la mano non gli era caduta per caso su quel libro, forse tutto ciò aveva un significato più grande di quanto lui potesse immaginare.

 

La mattina successiva Marcello si svegliò rinfrancato e stupefacentemente motivato, come non era mai successo prima di allora. Tutto gli fu improvvisamente chiaro.

Capì che la storia che cercava non esisteva, ma doveva inventarsela; una storia che raccoglieva tutto quello che a lui era più caro, la sua terra, gli odori, i viaggi, gli amici, la sua fervida immaginazione: la storia delle storie.

E le storie passate, quelle che aveva letto la sera prima, ma anche tante altre, potevano essere quel condimento che da sapore a qualcosa che già c’è.

Era insolito e quasi irreale per un ragazzo della sua età possedere uno spirito così intraprendente e deciso. Ma Marcello voleva riuscire davvero nella sua impresa.

 

Lo strumento lo aveva, l’armamentario che si era procurato il giorno precedente l’aveva scelto con cura, assicurandosi fosse davvero il migliore sul mercato. Era importante per Marcello, o le sue ricette non sarebbero mai state uniche. Era l’unicità che cercava… “nell’inventare qualcosa di unico devo cercare qualcosa che possa trasmettere emozioni!” continuava a ripetersi tra sé e sé, quasi a volersi convincere che stava intraprendendo la strada giusta.

Il periodo in cui si accinge a creare la sua impresa non è di certo un periodo facile, la crisi è insistente e soffocante, molte aziende chiudono e tanti cercano “l’idea” che li può salvare. Ma è anche un periodo di emozioni, a volte negative a volte positive, in un susseguirsi di alti e bassi che si ripetono senza una traiettoria ben precisa. È il tempo di riprendersi la socialità, di stringere legami con il vicinato, di coltivare le amicizie, di aiutarsi l’uno con l’altro. D’altronde è proprio nei momenti di maggiore difficoltà che si scopre l’essenza delle relazioni, dell’aiuto e che nascono le idee migliori.

Marcello voleva che tutto ciò fosse parte del suo progetto.

 

Si tratta quindi di mettere insieme tutti gli ingredienti. I viaggi in Nord Europa degli anni passati, Germania, Inghilterra, Belgio, gli avevano permesso di conoscere divertendosi, di frequentare innumerevoli feste della birra, di visitare le birrerie e i birrifici più importanti d’Europa.

La sua esperienza lavorativa nel campo gli aveva poi permesso di acquisire già una certa consapevolezza del mercato e dei meccanismi che lo guidavano. Nell’import-export per cui aveva lavorato era solito viaggiare molto, e durante le numerose trasferte relazionarsi con clienti e fornitori non era cosa semplice. Capì subito che l’arte del commerciare non era un’arte che si improvvisava, soprattutto in tempo di crisi.

 

Lascia l’università, nel generale malcontento di amici e famigliari. Tutto il tempo che aveva a disposizione doveva dedicarlo alla realizzazione della sua impresa. Tutti continuavano a chiedersi se stesse facendo la cosa giusta, combattuti e quasi rassegnati perché anche loro avrebbero voluto essere capaci di prendere decisioni così importanti. Ma Marcello aveva la stoffa dell’imprenditore, ragazzo intraprendente, dallo spirito libero, semplice e disposto ai sacrifici. Non era un ragazzo qualunque.

Si improvvisò così grafico, pubblicitario, commerciante e degustatore, oltre che birraio di professione. Si iscrisse a corsi di degustazione birra e di birrificazione, iniziò a studiare su testi universitari, e pensava a quanto gli sarebbe piaciuto esistesse un’università della birra.

Il suo era un mestiere tutto da inventare.

 

Da quella serata di letture sulla storia di Ferrara nacquero quasi per magia la Birre Frara Hydra, Eretika, Boia e Lucrezia Borgia, ispirate alle storie di quei personaggi che l’avevano intrattenuto quella sera. Ciascuna storia aveva un legame con gli ingredienti utilizzati e il consumo che se ne sarebbe fatto. L’Hydra, la birra “beverina” simbolo della città, richiamava il Po e i sui molti affluenti, rinfrescante e leggera dedicata a San Giorgio che si concesse la bevanda per riflettere sul suo nemico, contò le teste dell'Idra e decise che sette erano troppe, preferì così affrontare il drago. L’Eretika una birra forte che “fa sballare”, in onore di Savonarola condannato e bruciato per eresia. La Boia, una birra di carattere che “fa perdere la testa”, in onore del Boia che la leggenda racconta abitasse la cosiddetta Casa del Boia.

In ultima Lucrezia Borgia, birra suadente per conquistare.

 

Quelle storie gli costarono la vittoria di due tra i più noti e prestigiosi premi del settore, Slow food e Birra Nostra, e la piena consapevolezza di percorrere la strada giusta.

La birra, Marcello, la faceva in casa sua. È qui che sperimentava ingredienti, ricette e abbinamenti. A volte le birre venivano da sé, al primo tentativo, come una magia. Altre volte, ammette, ci doveva lavorare un po’ prima che uscisse esattamente quello che voleva. Era ambizioso ed esigente Marcello, perché aveva imparato che in un lavoro artigiano non si può mai trascurare la qualità. Il suo lavoro richiedeva una ricerca costante, il controllo di tutte le fasi di lavorazione, una certa dose di capacità di manipolare elementi naturali, impegno e passione illimitati.

Una passione che si è concretizzata in birre di successo, prodotte presso un birrificio artigianale della regione e vendute in tutta Italia e nel suo spaccio, il primo spaccio di birra a Ferrara.

E infine una lettera.

“L’impegno è stato premiato!” esclamò la mamma, rinfrancata nell’aver visto che quel particolare armamentario tanto utilizzato dal figlio non era poi così preoccupante come credeva inizialmente. E orgogliosa di sé e di lui: “È arrivata una lettera! Vincitore del premio Giovane imprenditore dell’anno!”.

 

Non poteva che finire così un racconto che è solo l’inizio di una storia contemporanea in tempo di crisi, una storia che verrà.

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