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Un sogno di carta -

Un sogno di carta

Ho un sogno ricorrente. 

Non ho memoria della prima volta che l'ho sognato. È sempre stato con me, a tenermi compagnia, a darmi una speranza quando intorno a me non vedevo che vuoto.

Ho un sogno, l'ho sempre avuto.

Sogno il custode dei libri. Un giorno l'incontrerò, sarà seduto su una panchina in un parco, e vedendomi, parlandomi e leggendomi negli occhi capirà che sono proprio io, e io sola, la degna discendente. La custode.

Ammetterete che c'è una certa dose di egocentrismo in questo sogno. Che io, e solo io, dopo anni e anni di ricerche e tentativi mi dimostri l'unica all'altezza di tale compito è a dir poco pretenzioso.

Ma qual è il compito? Chi è il custode dei libri? Il custode dei libri è colui che dedica la sua vita alla vita dei libri, a leggerli, ad accarezzarli, ad amarli e a tener loro compagnia. Vive in una grande casa in città circondata però da un immenso e florido giardino, talmente fitto e vasto da annullare completamente la percezione del vivere in città.

La casa - più che una casa - sembra una villa: ha tante stanze quanti sono i secoli storici, i generi letterari e le lingue. Non esistono pareti, solo librerie e in ogni camera c'è un piccolo camino a legna che, non si sa come, non deve essere mai pulito e non ha mai bruciato nulla. In ogni stanza c'è un genere letterario, di un dato secolo, in una data lingua, in ordine alfabetico.

Capita così che la stanza della letteratura cinese del I sec. d.C. sia poco più grande di un ripostiglio per scope, mentre quella della letteratura francese dell'Ottocento sia grande come il padiglione di una stazione. Ma questo non crea confusione o disagio al custode dei libri. Egli conosce esattamente la disposizione delle cose e ogni camera, anche la più piccola, sembra dilatarsi al suo arrivo per consentirgli di sedersi sulla poltrona a sorseggiare tè e leggere libri; mentre le più grandi sembrano restringersi per non farlo sentire perso.

Ogni sala possiede una propria teiera (o una caffettiera) ed una candela. Il custode dei libri, infatti, adora leggere alla luce di un lume ma incredibilmente non perde nemmeno una diottria.

La stanza preferita del custode dei libri è sicuramente la soffitta. Al centro troneggia una grande e confusionaria scrivania di legno antico con una comoda poltrona. La luce proviene in gran parte da lucernari nel soffitto e da un abbaino, rifugio del custode nei momenti di sconforto. Questa è anche l'unica stanza senza librerie: alle pareti infatti non troviamo libri, ma carta. Una parete è occupata interamente da fogli sfusi, di ogni colore, consistenza, epoca e materiale; in un'altra troviamo solo taccuini, l'uno diverso dall'altro; un'altra ancora si rivela straripante di tutta la cancelleria esistente al mondo, tranne le penne... Perché le penne hanno una parete tutta per sè, proprio alle spalle della poltrona, dove ostentano i riflessi dei loro pennini che creano magici giochi di luce.

Qui domina il caos ed è qui che il custode dei libri si esprime e lascia memoria di sé. Il custode trascorre tutto il tempo in mezzo ai libri e vive in essi, felice. Non soffre la solitudine, perché circondato da centinaia di splendide persone di carta e nessuno lo offende né lo umilia (cosa invece tanto comune tra gli uomini). Per ovvie necessità - comprare opere nuove e, quando serve, il cibo - egli esce di casa, anche se ciò accade raramente. E che splendida esperienza diventa allora il mondo e la vita! Tutto è più luminoso, profumato e intenso, e al custode sembra di vivere nel più bel libro mai scritto.

Ma tutto ciò che è perfetto dura poco... Per questo il custode rientra velocemente in casa dove, finalmente solo, ricomincia una vita nei sogni.

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