Libreria «l'Antro di Ulisse»

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Verso la Terra cava

Da millenni le tradizioni orientali ed occidentali parlano d'un regno popolato da esseri realizzati, situato approssimativamente nell'Himalaya o nel deserto del Gobi; ben poco è stato scritto fini qui su questo luogo, che si dice abbia generato tutti i grandi movimenti spirituali e tutte le grandi mutazioni del pianeta. È per mezzo della proiezione della coscienza (o viaggio astrale) che Anne e Daniel Meurois-Givaudan, sono stati chiamati a penetrare in questo "castello del Graal" dell'umanità, chiamato da alcuni Shambhalla e da altri Regno del Prete Giovanni: Questo è il quinto capitolo del loro libro: Viaggio a Shambhalla, che riguarda la Terra Cava.

Ora la sua cupola è lontana, alle nostre spalle; la sua immagine di madreperla si cancella progressivamente, confondendosi nella giada del fogliame del sottobosco. Il Grande Essere dalla veste bianca cammina lentamente lungo un sentiero scosceso che porta giù, in fondo alla valle. Lo seguiamo.

Sempre più spesso incontriamo sul ciglio dello stretto sentiero falde di roccia rosa, lucide come marmo levigato, sentinelle impassibili che mormorano segrete parole: quanti saggi le hanno viste ergersi così al loro fianco? Sfiorandole al passaggio e accarezzandole con un dito, è un po' come se le sentissimo raccontare la lunga, lunghissima storia di cui sono state testimoni: forse hanno visto profilarsi sulle pareti lisce, attraverso i tempi, l'ombra di Apollonio di Tyana, o quella di Nicolas Roerich... Chissà! E il cuore palpita, trascinato via verso folli sogni da questo "chissà"... che ci fa sentire ancora più piccoli.

Il burrone che si apre sulla nostra sinistra si fa, a meno a mano che avanziamo, sempre più profondo: dalle pareti a picco, d'una maestà impressionante, sporgono qua e là ciuffi di vegetazione che ricordano quella tropicale: palme, liane, enormi tronchi, nodosi al limite del possibile, sorgono e restano quasi sospesi nel vuoto, ma con incredibile armonia. Un intenso rumore d'acqua che scorre, un canto assordante, risale fino a noi; e dietro una curva del sentiero ci troviamo davanti una barriera di cascate. II Fratello dai capelli d'ebano prosegue senza neppure voltarsi, e ci conduce sotto la roccia, dietro la cortina ruggente del torrente. Volute d'acqua e miriadi di goccioline di cristallo turbinano fino a noi, senza però bagnarci. Nella mente nasce una strana sensazione di dolcezza protettiva: dunque, anche l'acqua è complice, ci chiama, ci spinge a proseguire.

Passiamo oltre le cascate che si succedono, ed è come se uscissimo trasformati da quel tunnel di luce argentea: non appena osiamo pensarlo, percepiamo subito che la struttura vibratoria dei nostri corpi s'è effettivamente modificata. Non sapremmo dire come, se non parlando d'un'energia più calda che ci scorre nelle vene. Ed ecco che intorno a noi il potente verde della vegetazione s'è ancor più incredibilmente moltiplicato, e i blocchi rocciosi marmorei e levigati si ricoprono d'uno spesso strato di muschio, confondendosi con i ciuffi smeraldini che spuntano dal terreno accidentato.

Sempre più numerosi sono i calici aperti dei fiori sgargianti nella massa profonda del bosco ceduo e del groviglio vegetale: camminiamo leggeri, e pare quasi che il sentiero non abbia fine, inoltrandosi sempre più in giù, nella valle.

Le cime di ghiaccio sono scomparse all'orizzonte, e il manto della vegetazione nasconde anche la volta celeste. Eccoci ora in una specie di giungla, in cui persino i minimi dettagli sembrano esser stati progettati da una grande anima: persino i singolari crepacci che penetrano profondamente nel suolo, e in cui si perdono le imponenti radici degli alberi.

A pochi passi dal Fratello D. K., si erge una parete rocciosa d'una decina di metri, in cui scintillano cristalli simili al quarzo rosa, come animati da una fiamma interiore, in grandi strati verticali, così belli e regolari da farci pensare alle pieghe d'un pesante tendaggio da scostare. Hanno qualcosa di straordinariamente magnetico, ma non appena ci avviciniamo il Fratello ci ferma con un gesto della mano: il suo sguardo s'è fatto grave, ed è tanto solenne che per un attimo ci sorprende. China un po' il capo e infila la mano in un anfratto della roccia, su cui appoggia lievemente la fronte; tutto si svolge molto rapidamente: lascia scivolare la mano verso il basso, la tende verso di noi, congiungendo pollice e indice e levando il braccio nella nostra direzione. II sorriso ormai gli illumina il volto: è Amore, non c'è altro da aggiungere.

Avanziamo di qualche metro, e ci pare che in una della pieghe la parete rocciosa abbia una fenditura più larga e profonda della altre: un essere umano forse potrebbe infilarcisi... quest'idea prende radice nella mente...

D'un tratto l'Essere tende nuovamente il braccio, apre la mano e ce la posa rapidamente sul petto, sfiorandoci appena...

Per la nostra anima è una specie di terremoto: il cuore ne è scosso, e gli occhi si velano di nero; siamo come imprigionati da un muro di cotone, oscuro, invisibile... dove sono il corpo, gli arti?... 

Tutto è volato via, come inghiottito in una frazione di secondo, da un nulla che però è stranamente vivo: un'atarassia inebriante che assorbe tutte le paure... fiducia, speranza... Intorno a noi inizia una ronda di mille fruscii, e scaturisce una luce che via via si diffonde, finché resta solo una spessa penombra, nella quale ombre vaghe si spostano a rallentatore. Abbiamo l'impressione di cadere e ci si imprime nella mente l'immagine d'un corridoio, lungo il quale scivoliamo a folle velocità: ma sarà davvero una caduta? A volte è come se sentissimo il corpo volar via, e salire, salire a volo d'uccello... Fratello, cos'altro ci farai vivere? Dobbiamo narrare i mondi interiori, i momenti d'eternità in cui l'anima viaggia da un universo all'altro, da una coscienza all'altra?

Bruscamente tutto s'interrompe: la caduta, il volo, le domande. Tutto è assorbito da una luce morbida e ambrata, mentre cerchiamo di capire, di decifrare che accade con gli occhi dell'anima. Con lo sguardo frughiamo in ogni direzione la moltitudine di riflessi che vanno impregnando l'atmosfera. Ci troviamo in una specie di grotta, o meglio nel centro d'un immenso geode, ove si erge ovunque e contemporaneamente un popolo di giganti; lo sguardo, colmo d'immagini, si perde in una foresta di specchi cangianti. È un'immensa cattedrale naturale, un luogo in cui i centomila volti della grande matrice terrestre sembrano essersi dati appuntamento. Avremo mai il coraggio di muovere un passo in un simile santuario? Ogni guglia di cristallo, ogni sfaccettatura luminescente e preziosa proclama la propria vita indipendente e sacra: sono veri e propri esseri, forse qualcosa di più... Grandi presenze.

È forse un prodigioso mondo in formazione, o un universo in cui tutto s'è già realizzato, purificato, ritrovato?

Lo spazio non è circoscritto, e più vi si tuffa lo sguardo, più ci si perde in un'infinita immensità. La grotta, la cattedrale, sembra in realtà sprofondare ancora di più, lontano, davanti a noi... Il Fratello è sempre lì accanto, e si muove con passi felpati che risuonano in un'eco scherzosa e un po' stridula per l'intera navata, come in un brivido. È un po' come se il corpo della Terra si mettesse a suonare l'arpa, snocciolando le sfumature d'infinite scale musicali ed armoniche. La grandiosità talvolta fa paura, e sentiamo crescere nel petto una tensione che è quasi nausea. No, non vogliamo. . .

"Fratelli, i vostri corpi sono lontani, dietro di voi..."

È bastato questo per far svanire quella penosa sensazione, come inghiottita dalle parole calorose che risuonano in noi, ancorandovisi: questa volta siamo proprio qui, e ben fermi.

"Fratelli, ecco la porta d'accesso al primo dei mondi sotterranei; dico 'il primo' perché ce ne sono sette. Sapete infatti che la Terra in realtà è cava come un pallone, un pallone non pieno d'aria ma di un gran numero di forme di vita che si evolvono su vari piani vibratori. Sì, Fratelli: vedete, anche le invenzioni dei migliori romanzieri impallidiscono di fronte a questa realtà, di cui nessun umano ha una giusta idea. I concetti delle società odierne e la loro capacità di assimilazione non vi si prestano: posso tentare di farvene un ritratto con le vostre parole, ma al massimo ne risulterà una caricatura.

Sappiate dunque, innanzitutto, che l'insieme dei sette mondi sotterranei può essere conosciuto sotto il nome di Agartha; ciò che sapete del 'regno di Giacomo' si riferisce solo ad una parte di esso, quella che offre direttamente aiuto a coloro che praticano la via ermetica ed hanno sviluppato i requisiti dell'Adepto. È il mondo accessibile a livello di coscienza, e talvolta anche materialmente, ai detentori dell'arte alchemica umana, ma tutto questo è ancora solo l'ABC delle conoscenze legate alla Terra-Madre.

A che servirebbe farvi la lista dei sette regni interni del pianeta? A rinforzare una mente che non deve più strutturarsi come ha fatto fino ad ora? A creare nebulose classificazioni, a rinforzare barriere, a rendere ancora una volta impossibile un approccio globale?

Oggi, amici, non ci rivolgiamo più agli eruditi studiosi dell'ermetismo, i tempi sono cambiati: c'è anche troppa gente che si dibatte nelle reti del materialismo spirituale, e vi sarà sempre un abisso tra chi studia e chi ama, perché il primo cerca ciò che è fuori da lui e lo accumula, mentre il secondo non può cercare ciò che ha già trovato, perché dai tempi dei tempi è detto che l'Amore è la Conoscenza. Nel seguire il vostro cammino, sottolineerete questo: l'approccio alla luce deve separarsi una volta per tutte dall'oscuro volto dell'occultismo.

Ed ora, ricordate ancora qualcosa che non vi sarà di peso: dei sette mondi che ho menzionato, solo quattro possono essere percepibili o almeno concepibili da coloro che portano ancora l'etichetta di 'umani'; i tre universi centrali costituiscono il 'nucleo' del pianeta, e sono fuori portata reale, tranne che per i sette Fratelli più esperti di Shambhalla. Non è questione di privilegi, perché lo Spirito realizzato non ne dispensa affatto, bensì una necessità d'ordine vibratorio: ciò non toglie che il nostro Fratello del cuore centrale della Terra possa di quando in quando visitare gli uomini, con lo scopo d'impressionare le anime, istillandovi certe nozioni: le tradizioni orientali lo chiamano "re del mondo", appellativo un po' ingenuo ai nostri occhi; perché una rappresentazione monarchica dei Grandi Esseri legati allo Spirito è puerile. Voglio dire che il Maha della Terra, come lo chiamano a volte, ha soprattutto la nobiltà d'un vero servitore dell'Uno; se alcune opere testimoniano delle sue apparizioni su di un maestoso elefante bianco, è per meglio colpire l'immaginazione della gente, imprimendosi profondamente nella memoria di coloro che cominciano ad ascoltare. Ci sono uomini la cui felicità consiste nell'averlo incontrato nei deserti infuocati o di ghiaccio, nella più significativa semplicità e per uno scopo preciso; le sue apparizioni però sono sempre brevi. In ultimo, il suo compito è di preservare l'incredibile sapere annesso all'intera evoluzione della Terra: potete vederlo un po' come il supremo guardiano delle mutazioni planetarie, e l'esperienza che acquisisce nel corso di questo suo compito servirà alla creazione d'altri mondi per la felicità di tutti.

II "Maha", Fratelli, è già da adesso un ponte con i miliardi d'anni "a venire", e sarà un ingranaggio del motore dei tempi che saranno generati e scoperti. Un altro suo compito è il mantenersi costantemente in rapporto con gli esseri responsabili del quarto mondo, che sono in dodici e fungono anch'essi da ponte, mettendo in armonia la Terra con le influenze planetarie maggiori, ma il loro lavoro è troppo inconcepibile per potervelo spiegare ora; non dovete perdervi in queste considerazioni, anzi, cancellatele dalla memoria se volete. I miei Fratelli di Shambhalla ed io ve ne parliamo solo perché nessuno di coloro che si muovono alla volta di loro stessi si fermi e si volti, dicendo "adesso so"... No, amici, nessuno sa. Persino Kristos si apre continuamente a maggiori realizzazioni, e libera un po' di più di Ciò che È ogni volta che contempla il Padre Suo... e Suo Padre apre altre porte, ed altre ancora... Così va I'energia del cosmo, eternamente in espansione e tuttavia eternamente perfetta. Così è dell'Amore adamantino: la sua perfezione genera una volontà di perfezione sempre più fantastica... eppure così quieta. L'Eternità, la Forza senza nome, non è insoddisfatta di se... Essa Si compie di continuo, e se la mente umana ci si perde volendo ragionare, è perché lascia agire di sé solo il suo aspetto di "formica".

Ma ora seguitemi, non sono qui per mostrarvi queste matrici di cristallo ma ciò che in parte le genera."

Nel dire queste parole, il Fratello Djwal Kool che avanza in mezzo alle gemme, si volge verso di noi e qualcosa di lui ci investe come un'onda di beatitudine. "Fratello, esclama infine uno di noi, riusciremo mai a dire tutto questo? Gli uomini s'ammazzano tra loro e tu ci chiedi di spiegar loro cose che persino tu, forse, esiti a spiegarci."

Veniamo avvolti dal suo sorriso mentre si avvicina... Le pieghe della veste si sovrappongono ai cristalli, quasi irreali. Ma l'abbiamo davvero guardato con attenzione, questo Essere? Che strana somiglianza con il Maestro, nella finezza dei tratti! Il viso allungato, il naso diritto e incisivo... e gli occhi... due soli di tenerezza!

Come potremmo più aver dubbi? La forza cristica rivelata si esprime in ogni cuore e in ogni sguardo con la stessa fiamma, essi sono il suo ponte sull'infinito e mediante essi tende le braccia. E che possiamo risponderci? E se smettessimo d'essere degli handicappati dell'Amore? Se osassimo creare parole che non esistono, se osassimo fare anche un solo passo fuori dalla nostra tremenda logica? Il sepolcro non è fatto per l'uomo!

Il Fratello dai capelli color dell'ebano ci abbraccia entrambi, riunendoci a sé in una stretta così forte che un'emozione da molto tempo dimenticata sale come un nodo in gola. Dobbiamo proprio parlare, se possiamo solo esprimere un'incertezza?

L'abbraccio si allenta e il suo sguardo penetra nel nostro: sono i suoi occhi che ci parlano, ora, mormorandoci queste frasi che resteranno impresse per sempre: "Non sono io che chiedo qualcosa né a voi né a mille altri; è il Senza Nome, è l'Avanzare dei Tempi. L'Amore è dunque così debole negli uomini di carne, che essi si pongono continui interrogativi e temono di soffrire? Quand'anche la vita abbandonasse i vostri corpi e quelli di tutti coloro che vogliono la luce nel mondo, essa rinascerebbe instancabilmente, ancora più bella e più grande, e con lo stesso ideale. Nessuno è indispensabile, ma ognuno è necessario all'Avanzamento. E ognuno è responsabile dell'Altro".

Allora, immediatamente, il Fratello D.K. compie di nuovo il gesto rituale con la mano, si gira dall'altra parte e veniamo istantaneamente assorbiti dalla sua aura, catturati in una sorta d'invisibile tunnel, in un'atmosfera crepitante di fiammelle violette che sorgono dovunque, in un'affascinante sarabanda, tessendo un velo d'armonia e portandoci più lontano, altrove, ancor più in profondità, almeno così ci pare, nelle viscere della terra. Si rinnova, precisandosi, la sensazione di caduta: ogni gesto è automatico e come semplificato, a velocità ridotta, accompagnato da mille piccole percezioni uditive intraducibili e assolutamente indefinibili; d'un tratto appare una grande luce, un lampo che si fissa immobilizzandoci l'anima, quasi addensandola. Che aggressione di luce! Intorno a noi ci sono forme che si creano e si disfano, snodandosi e gonfiandosi, per poi esplodere in fasci di fuoco e ricongiungersi ad altre, ancora più mobili, ancora più danzanti. Sono fiamme che assumono forme semi-umane e i loro sguardi non si riescono a cogliere. Non c'è nulla di minaccioso o di terrificante, nel loro atteggiamento, ma sprigionano una tal forza vitale! Chissà se sanno della nostra presenza, così disorientati e incapaci del minimo volere come siamo, quasi fossimo in una foresta fiammeggiante?

Immagini di magma in fusione si imprimono in noi, e da esse si sprigionano figure dantesche in incessante mutazione; ora ci hanno visti o sentiti, e pare che indietreggino, arrotolandosi su sé stesse, ancora più fiammeggianti. Tutto è avvenuto in una frazione di secondo, in un silenzio compatto, carico di qualcosa d'intraducibile. Abbiamo l'impressione che un freddo intenso penetri i nostri corpi sottili, raggelandoli.

"Non temete: questi Esseri vivificano ciò a cui si avvicinano, e quella che vi pare una danza è solo un'immagine deformata dei loro corpi armoniosi... Siamo nel cuore dell'elemento Fuoco, Fratelli, nel magma che gli umani situano nel centro della Terra, e che invece ne occupa solo il perimetro, non troppo lontano dalla superficie; ciò che gli uomini chiamano "inferno" non ha nulla a che fare con questo luogo, che è uno strato costitutivo del pianeta, una zona d'energie intense estranea ad ogni nozione dualistica. Gli esseri che vedete non possiedono le nostre nozioni di bene e di male, e le morali umane sono loro del tutto sconosciute; tuttavia, come noi, progrediscono, amando e generando a modo loro una forza di cui nessuno potrebbe fare a meno. Lo stesso Amore ci lega a loro e a Kristos. Duemila anni fa il Maestro venne fin qui in un lampo, al termine del suo supplizio; vi depose il suo messaggio e il suo nuovo influsso, così come aveva fatto nel mondo degli uomini. Il suo lavoro di rigenerazione eterica del pianeta assunse forma definitiva qui: in verità questo fuoco fa parte integrante dell'Uovo primordiale. Il fuoco dei vulcani ne è il corpo grossolano, e stiamo visitando il suo seme sottile. Quanti uomini potranno accettare l'idea che possano esistere esseri di fiamma? Eppure, è forse più ragionevole che ve ne siano che vivono d'acqua, d'aria o di terra? Dovrete far capire chiaramente che la vita è presente nell'essenza d'ogni cosa, e che vi sono tanti modi per accendere e nutrire un fuoco come per lavorare la terra, per bere l'acqua o respirare l'aria. Vi sono modi di vivere che sottintendono un totale rispetto della vita in tutti i suoi aspetti, e questa è l'arte che l'uomo che vuol divenire Uomo deve cominciare ad imparare a memoria... sulla punta dell'anima. Si può avvelenare il fuoco con la facilità con cui si può render putrida l'aria o inquinare una sorgente: c'è in esso qualcosa di aereo, di eterico, che si carica rapidamente delle onde emesse dal pensiero; ecco perché un tempo vi furono Ordini di Vestali istituiti dai saggi, la cui ascesi contribuiva a purificare tutto il processo di pensiero. Il fuoco vergine della Natura, Fratelli, è un elemento privilegiato, un messaggero straordinario del Divino, intimamente legato a tutti gli altri elementi della Creazione.

Il popolo dell'Agartha lavora in stretta collaborazione, o per meglio dire in unione mistica con esso: opera con la sua settupla essenza, perché l'elemento igneo, di per se, è da sempre associato all'energia del "sette", vero fermento dell'anima, dispensatrice d'una morte iniziatica e foriera di redenzione. Sappiate che il Fuoco puro diretto dall'Essere puro non brucia, ma permette un facile cambiamento di stato vibratorio e libera dai più densi ostacoli della materia. Può anche rivelarsi una dolce forza d'Amore! Ahimè, l'uomo ne vede facilmente la criniera leonina, ma non sa scoprirne lo sguardo d'agnello.

Prendete invece da esso la carezza del signore Maitreya, prendetelo come base nella pratica della contemplazione, e sarete sorpresi di quanto vi darà! Dovete capire che tutto è in attesa, a portata di mano, e che le sofisticate tecniche pseudospiritualistiche delle attuali società, pur essendo aiuti incontestabili, non porteranno mai l'uomo alla sua essenza diretta, raggiungibile solo mettendosi a nudo di fronte alle grandi forze prime. Ecco perché ogni creatura, prima o poi nella sua storia, deve affrontare inevitabilmente il fuoco, e diventare in silenzio una fenice. Qui, gli esseri sono di rubino, e ben diversi vi parranno quelli che ora scoprirete, che hanno una natura molto più simile a quella dell'umanità".

La luce è ora quasi accecante, d'un rosso di brace, e ci avvolge in un manto sottile, sempre più freddo. Il Fratello D.K. non si vede più, e ne percepiamo coscientemente la presenza solo grazie alla folta chioma e al gesto rituale disegnato ancora una volta dalla sua mano.

"Venite..."

Questo richiamo risuona di nuovo calorosamente in noi, e la sua voce è come un filo conduttore che porta tutto con sé, tessendoci un velo intorno al corpo: è una Felicità crescente. Ma ecco di nuovo in agguato l'oppressione, come un dolorino acuto al cuore: è tornata di colpo, quando un sottile fascio bianco, un vero pozzo di luce lattescente, ci si è aperto sopra il capo... in un solo istante ci aspira, e vi saliamo (o cadiamo?) dentro... Impossibile da dire... È come un turbine, che diventa esso stesso un oceano; allora l'angoscia si sfuma, d'improvviso, così com'è venuta. E scoppia La Pace, profonda, dolce e tonificante! Forse uno di noi ha lanciato un grido, un'esclamazione... Impossibile lasciarsi cullare o addormentarsi, perché questa Pace risuona in noi come un vero e proprio appello all'azione.

No, l'estasi non intontisce l'Essere: è piuttosto come uno squillo di tromba che decuplica le forze e bombarda i corpi con energia rinnovatrice.

Lo sguardo si fissa inevitabilmente su di una sfera azzurrina in cui si muovono masse grigie... Ripensiamo alla Terra... È possibile che venga infine avvolta da un tale slancio armonioso?

Sentiamo uno schiocco secco, un sibilo acuto ci attraversa le orecchie e sparisce Poi più nulla, tranne un lungo lamento, come una melopea che sale a noi... Ci troviamo in una gigantesca cattedrale di roccia sfumata di grigio e magnificamente cesellata, dalle volte impregnate di luce azzurrina che si slanciano ad altezze vertiginose; a quanto pare, siamo su una specie di promontorio di pietra, una balconata, finemente lavorata come il resto dell'edificio. Restiamo a guardare, sospendendo il pensiero...

Laggiù, venti o trenta metri sotto di noi, centinaia di esseri seduti cantano in una lingua sconosciuta; ma sarà poi una lingua? Dai loro petti sgorga piuttosto una melodia regolata dal ritmo del respiro, composta di ronzii talvolta cristallini, talvolta gravi, che si uniscono o s'interrompono secondo frequenze precise, dandosi il cambio all'infinito. Questo spettacolo bello e strano ha qualcosa di prodigioso perché la luminosità piacevole del luogo risalta ancor di più per il colore vivace dell'assemblea, ove predomina il giallo sgargiante: tutte le sue sfumature e quelle dell'arancione sembrano esser state sfruttate per gli abiti ed i drappeggi. Ci fa pensare ad una qualche liturgia, perché dall'armonia e dalla solennità di quello spettacolo emana un profumo di sacro.

Cerchiamo con gli occhi un Essere che ne emerga per il comportamento, per la posizione o per la veste, ma ogni tentativo è vano: sono tutti accovacciati per terra, e il gruppo raffigura chiaramente una spirale. Alcuni hanno il capo rasato, anche se non molti. Notiamo soprattutto che ci sono molte più donne che uomini.

Instancabile, la melopea continua a salire, mentre udiamo un lieve rumore alle nostre spalle: è il Fratello, seguito da uno di questi Esseri e da una donna, entrambi drappeggiati di giallo, con i capelli di media lunghezza, color cenere, e una pelle piuttosto scura, fortemente olivastra. Per un attimo restiamo interdetti: che luce, nei loro occhi! È una luminosità soggiogante, con qualcosa di non umano che forse ci turberebbe se non vi indovinassimo un'innegabile benevolenza; e d'altronde, come potrebbe essere altrimenti, in un luogo simile? Restiamo ancora una volta senza parole, stupidamente incapaci di fare un gesto.

Intanto il canto della folla continua a salire a volute, come un incenso sonoro che impregna ogni cosa, sempre più penetrante e più forte; un gran sorriso e qualche ruga agli angoli degli occhi compaiono allora sul volto dei due Esseri vestiti di giallo. Per prima parla la donna, e subito la sua voce sottile emerge senza difficoltà dall'onda potente che sale dall'assemblea: è come se risuonasse contemporaneamente in noi e fuori da noi, con accenti che scivolano fino in fondo all'anima...

"Benvenuti, giacché il Fratello vi ha condotti fin qui! Vi trovate tra i membri d'una delle numerosissime comunità che costituiscono il gran popolo sotterraneo del pianeta. Siamo milioni, ripartiti sotto la superficie del globo, e aggiungiamo i nostri sforzi a quelli del Maha e di coloro che chiamate "la Gerarchia". Già da più di dodicimila anni abitiamo quest'universo di roccia, che abbiamo fatto nascere captando in esso la luce e rendendolo ancora più vivo. Qui abbiamo una percezione diversa del tempo rispetto a voi, e se, materialmente, i problemi della superficie non ci toccano molto, il nostro cuore comunque ne è greve. Siate dunque i benvenuti, perché è ora di aiutare gli umani a capire che è urgente modificare la loro mente. Se riuscirete a trasmettere loro questo appello, questo nostro grido, vorremmo però che lo ricevessero non come se provenisse da esseri misteriosi, semi-mistici e dai poteri "'paranormali", bensì sapendo che siamo quasi del tutto simili a loro, tranne che per il fatto che una diversa radioattività ed una diversa concezione dei mondi hanno scatenato in noi una mutazione fisica e psichica. Siamo umani anche noi, Fratelli, ed è questo che bisogna dire: umani che non vollero vivere il Diluvio e le sue conseguenze. Abbiamo lasciato il sole esterno nell'ultima fase di decadenza dell'impero atlante, ed abbiamo fatto un giuramento; a quei tempi facevamo parte di quelli che chiamate "i figli dell'Uno", ovvero essenzialmente della classe sacerdotale. Abbiamo dunque giurato di non immischiarci più del mondo, sapendo che le sue forze distruttive un giorno o l'altro sarebbero ricomparse. Il nostro impegno fu tale da radicarsi nel nostro essere profondo, e rimane ancora alla radice del nostro Karma. Forse capirete, forse non l'ammetterete...

Forse, da parte di ciò che eravamo fu un atto di viltà o d'egoismo, ma è ben ignorante chi si erge a giudice, perché neppure noi lo sappiamo. Ma capiamo che la Terra ed ogni creatura che vive alla superficie hanno bisogno di noi, dell'energia che possiamo produrre, e della favolosa totalità delle conoscenze raccolte per l'edificazione delle future umanità. Abbiamo fatto nostro questo compito, che svolgiamo per amore in riparazione d'un amore che un tempo forse non fu abbastanza grande o venne mal diretto...".

Ci sale alle labbra un incontenibile interrogativo: "Ma bisogna aprire le porte! Ora sì, che dovete venire alla luce del sole, e riconciliare l'uomo con sé stesso: siete voi, ben più di altri, che potete cambiare le cose!...".

"Sì, cambiare le cose... Questo grido di rivolta l'abbiamo già sentito migliaia di volte... Perdonate la mia apparente durezza, e cercate di capire che se risalissimo alla superficie interferiremmo direttamente con l'evoluzione degli esseri e delle società: non ne abbiamo il diritto. Ogni creatura, ogni civiltà, ogni razza, è dotata di vita propria, e la grande legge d'Amore vuole che si possa aiutare una forma di vita, ma non che se ne modifichi il corso. Vedete, il libero arbitrio è il miglior insegnante che le attuali manifestazioni di vita possono aspettarsi; è una frusta con cui inutilmente flagellarsi o far avanzare abilmente la propria cavalcatura. Il suo potere è doppio, ma soprattutto, ripeto, è il migliore insegnante che ci sia.

Venire alla luce nelle vostre società per aprir loro una porta della realtà, sarebbe come condannarle all'implosione. "

"Ma sottilmente, goccia a goccia, con tutta la saggezza che emana da questa assemblea, potreste lentamente...".

"Non temete: è ciò che facciamo. Da millenni, e soprattutto ora, si sono stabiliti innumerevoli contatti con certi uomini dell'esterno, soprattutto capi di Stato; non voglio dire invano, ma quasi... tuttavia, così doveva essere. II nostro scopo ultimo, e sappiamo che si realizzerà, è l'elaborazione d'un solo governo mondiale. Non assomiglierà a nessuno di quelli oggi concepibili sulla Terra, e anche la mente più idealista riuscirebbe solo a coglierne un'immagine deformata. Possiamo affermare che i vostri contemporanei hanno più punti in comune con coloro che chiamate a torto "uomini preistorici" che con gli esseri delle società del futuro. I concetti da applicare al processo che verrà realizzato devono essere costruiti dal nulla, o meglio sono a portata di mano, da qualche parte, nell'etere, come gioielli che attendano d'essere scoperti. Ma ciò che vogliamo non è farvi sognare, amici: la vita umana si riassume da sé già anche troppo in un sogno, dal quale bisogna liberarsi. I Grandi Esseri di cui tentiamo di farci interpreti, desiderano che le scorie dell'attuale mente terrestre si polverizzino: la vostra mente vi mente! Quest'analogia di suoni nella vostra lingua non va vista come un semplice gioco di parole: è una similitudine rivelatrice. Ma notate bene che ho detto la "vostra" mente, ovvero la mente degli uomini attualmente incarnati sulla superficie della Terra! Soltanto il cuore d'Amore vi aiuterà a modellare diversamente le vostre facoltà razionali; non dubitatene, perché la forza mentale seminata dalla Divinità in ogni creatura è in realtà un abbraccio di pace, un dono totale in grado di strutturare dei mondi. In effetti, non è più tempo che essa circoscriva il suo lavoro a quello d'un architetto limitato, che riproduce all'infinito dei vecchi schemi.

Ascoltateci, Fratelli... anche se siamo ancora, come voi, semplici mortali. Ascoltateci cantare... non è una cerimonia, perché abbiamo dimenticato tutte le liturgie... Né ci sono officianti... siamo tutti sacerdoti. Il nostro canto è un cemento, una forza coesiva, che ci aiuta a mantenere giorno dopo giorno il nostro sole interiore e la luce che la natura stessa diffonde nelle sue viscere. Non è né lavoro né preghiera, ma si inscrive in noi come un modo d'essere spontaneo; dovete capire che il vostro respiro può trasformarsi in canto, così come il vostro modo di nutrirvi e di spostarvi. Se sapeste come un semplice battito di ciglia può generare una melodia all'orecchio di chi accetta di farsi piccolo per ascoltare! Qui, la maggior parte di noi non ha mai visto il vostro sole: ma avendogli chiesto di spuntare in noi, sappiamo che può aprire ogni porta, e che canta come la tromba di Gerico nei nostri cuori... finché crollano tutti i loro limiti. "

La vocina sottile si spegne, mentre l'altro essere vestito di giallo assente col capo.

"Vogliamo dirvi, aggiunge anch'egli con voce altrettanto dolce, che non passiamo la vita in estasi beata: il lavoro dello spirito, anche in queste contrade nel cuore della Terra, è un lavoro che richiede azioni concrete. Non disdegniamo i nostri corpi, e abbiamo strutturato una società in cui è loro riservato un nobile ruolo. Li purifichiamo in mille modi non tanto per dovere quanto per piacere, ed è forse questa intesa con i nostri vari aspetti che stabilisce e stabilizza in parte la nostra forza armoniosa. Se la luce è anche materia, non dobbiamo più cercarla se non in noi, in tutte le nostre forme; che c'è di più evidente? Ma sapete poi dove siete in questo momento? Credete di stare ad ascoltarci nel corpo della Terra, ma in realtà siete venuti nella sua anima. L'uomo situa l'anima d'una creatura da qualche parte intorno al suo corpo fisico, e il suo spirito ancora più lontano; ciò che così egli intende, sono solo le emanazioni di questi principi sottili, perché i loro veri regni si sviluppano molto più all'interno. Sono energie di fuoco una dentro l'altra, con i rispettivi piani che devono essere raggiunti. Il Regno è più piccolo dell'atomo d'un atomo, eppure in esso confluiscono tutti i cosmi. Meditate, ora, sulla sensazione di caduta che percepiscono quasi tutti quelli che viaggiano in astrale, quando il loro corpo sottile si eleva su quello fisico: si slanciano verso altezze reali, ma ancor di più si tuffano verso la Terra-radice, verso loro stessi. V'è forse bisogno d'aggiungere altro? Dietro queste parole si nasconde uno dei grandi misteri della Vita e delle Origini.

"Cercare in sé" non è il frutto d'un vago consiglio metafisico di autoanalisi, ma piuttosto la lezione d'una necessità imperiosa che corrisponde a una realtà ben concreta. Diventare grande significa ridursi all'interno delle nostre maschere, significa rimpicciolire fino al passato originale, ritrovare l'Atomo primo, il Cristo-Atum, il sole eterno.

Ma questo, non c'è nessuno che possa insegnarlo agli altri. Tutti, volenti o nolenti, sono monaci erranti che riusciranno a trovare la loro strada solo dopo essersi consumata la pianta dei piedi su tutti i sentieri, e dopo che anche l'ultimo dei loro stracci sarà caduto a brandelli Non v'è nulla di triste in questo, anzi: il re che è stato mendicante potrà far fiorire nel suo cuore più Amore di chiunque altro... Così, come i nostri Fratelli di Shambhalla e come il Maha, possiamo solo suggerire... e stimoleremo la vostra volontà di combattimento in favore della vostra rigenerazione".

"Amici, non c'è mai stato un paradiso perduto, ma solo una folla di ciechi che si urtano l'un l'altro movendosi proprio in mezzo al suo giardino."

È nuovamente emersa la voce del Fratello dai capelli color dell'ebano, più penetrante delle precedenti: in quel momento, la sua fermezza ci ha ricondotti ad un'energia diversa; questa voce, Fratello... la tua voce ce ne ricorda un'altra... Il tuo Amore vero è contagioso, e genera e ci prolunga in corpo una vertigine.

Allora, lentamente, in una specie di espirazione, abbracciamo un'ultima volta con lo sguardo i due esseri drappeggiati di giallo e cerchiamo di imprimerci le loro immagini... ma già stanno svanendo... È finito.

La mente ha ormai assimilato il gesto dell'indice e del pollice che ancora una volta viene a sottrarci ad un piano di coscienza; c'è solo più un turbine bianco, e basta. È prescienza, oppure tutto è già avvenuto da qualche parte, nell'immensità dell'oceano cosmico? Sentiamo l'Agartha fuggire lontano... o forse sono le nostre anime che perdono una parte di sé, che si allontanano dal centro?

Siamo fatti ad immagine del sole e del suo simbolo: un cerchio, nel cuore del quale v'è un punto. E se non puntiamo al cuore, al nostro, la ronda incessante ricomincia, sempre più pazza. Eppure, eppure, di questa danza, di questo viaggio, chi potrà mai raccontare i gioielli? 

Fonti

- tratto da Anne e Daniel Meurois-GivaudanViaggio a Shambhalla, Ed. Amrita (www.amrita-edizioni.com)

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