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Gianpaolo Pansa, 'I cari estinti', 2010

Un libro corposo, denso; in cui capita spesso - magari nel bel mezzo di una pagina - di sorprendersi disorientati, se ci si domanda: quanto vi è di reale? Quanto, di questo testo, è documento o testimonianza e quanto pettegolezzo oppure "sentito dire"?

Non che I cari estinti sia un libro superficiale, ma nemmeno un saggio di storia. In questo senso l'idea stessa di «libro revisionista», come Giampaolo Pansa dichiara esplicitamente nell'introduzione dedicata ai lettori, è del tutto fuori luogo.

Copertina del LibroAl più si tratta di una testimonianza su alcuni uomini potenti, resa particolarmente interessante dalla bella carriera compiuta ai vertici del giornalismo italiano, mentre la rivalutazione complessiva della classe dirigente italiana tra gli anni Cinquanta e gli anni Novanta - che sommariamente e superficialmente, ad uso e consumo del grande pubblico, si vuole sia stata sconfitta, benché non definitivamente cancellata, dagli scandali di "mani pulite" - ha fondamenta politiche e non scientifiche.

 

Quest'aspetto di Pansa, quello di uomo di parte, è evidente fin da subito, a dispetto del suo proposito di narrare «senza parteggiare per nessuno». Nell'indicare i tre grandi protagonisti «della Prima Repubblica» - DC, PCI e PSI - descrive Bettino Craxi come «l'attore di un progetto coraggioso che mirava a sottrarre il suo partito e l'Italia alla tenaglia paralizzante dei due colossi, il democristiano e il comunista. (...) Per questo ha dovuto affrontare l'ostilità aggressiva, e spesso volgare, tanto della Balena Bianca che dell'Elefante Rosso. Sfociata in una guerra concordata fra i due giganti. Divisi su tutto, ma uniti nel proposito di spiantare il Garofano socialista. E distruggere il suo leader, dipinto come un pericolo per la democrazia italiana, una sciagura per il paese».

A ben guardare, un legame, neanche troppo velato, con il presente per la continuità vista nell'ostilità del PCI verso Craxi e quella del PDS-PD verso Berlusconi. Una sorta di legame atavico, se rivedessimo gli spot elettorali pubblicitari/propagandistici degli anni Ottanta con Craxi seduto ad una panchina insieme all'amico Silvio Berlusconi.

Silvio Berlusconi e Bettino CraxiTuttavia, vi è anche una presa di distanza giacché Pansa riporta un dialogo tra lui e Craxi proprio su Berlusconi (pp. 398-400), in cui emerge una contiguità d'interessi, piuttosto che un rapporto affettivo. Va detto, poi, che nelle ultime pagine del libro (pp. 492-502), nel capitolo dedicato ad Achille Occhetto, alla sconfitta elettorale del 1994 ed ai vertici litigiosi dell'ex-PCI, Pansa è apertamente schierato a favore della sinistra, pur su posizioni critiche.

Nel raccontare gli uomini incontrati, conosciuti ed intervistati, Pansa trova pezze d'appoggio in fonti che potremmo definire di uso comune, quali i giornali e le televisioni, mentre non vi è traccia di materiali d'archivio (molti dei quali, per la verità, ancora bloccati dalle leggi sulla consultazione). Vi sono numerose citazioni, tuttavia i moltissimi dialoghi virgolettati non corrispondono esplicitamente ad interviste canoniche, pertanto lasciano spazio ai dubbi riguardo alle parole presenti nei dialoghi, sul possibile tono degli interlocutori, sul significato della comunicazione non verbale intercorsa in quei colloqui, e ci obbliga ad affidarci completamente all'interpretazione dell'autore.

Amintore Fanfani, durante un comizioNello scorrere delle pagine ci si trova di fronte a commenti mordaci, considerazioni argute, chiose irriverenti, parallelismi solo apparentemente funambolici grazie alla grande capacità di Pansa di muoversi attraverso i decenni, senza perdere di vista l'assetto politico attuale. Berlusconi, ad esempio, è citato in ben 14 pagine e persino messo a confronto - uscendone televisivamente vincitore, ma moralmente sconfitto - con il 'nano maledetto', Amintore Fanfani.

I cari estinti è un libro che parla di uomini politici, ma non è sugli uomini politici. Al contrario, è una sorta di autobiografia professionale di Giampaolo Pansa, il quale ha scelto di parlare di sé attraverso lo specchio del proprio lavoro. Ne è scaturita una sorta di sovrapposizione d'immagini leggermente sfuocate, come osservare un 3D senza le apposite lenti. Leggere I cari estinti dal punto di vista della "Prima Repubblica" è solo la superficie; lo spessore lo si afferra solamente seguendo il cacciatore Pansa e non la lepre azzannata dai lupi.

 

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