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Articoli di Religione, Fede e Spiritualità nei principali Monoteismi

Analisi delle contraddizioni e aporie a cui portano inevitabilmente i concetti tradizionali di Dio

Cosa intendiamo con DIO? Un essere infinito ed illimitato?
Allora un siffatto essere non può creare nulla, perché per farlo dovrebbe essere in qualche modo limitato da ciò che crea; come giustamente disse il filosofo G. Gentile "dio, per essere dio, renderebbe impossibile il mondo", in quanto nella sua totalità ed infinità onnicomprensiva dovrebbe esistere soltanto lui, senza lasciare spazio ad altro. L'infinito è – in quanto tale – onni-inclusivo: non si può dare un "aldilà" o un "al di fuori" rispetto all'infinito, se non a costo di limitarlo e quindi finitizzarlo.

Non a caso, una parte della teologia ebraica tenta di risolvere questo problema tramite il concetto di "tsimtsum" che postula un "ritiro in se stesso", ovvero una "auto-limitazione" da parte di Dio al momento della creazione.

Gamala, la città che ispirò la vera storia di Gesù

Cristo, Madonna e santi Apostoli, protagonisti indiscussi della novella evangelica, sono ricoperti di uno straordinario velo intriso di enigmaticità che dopo 2000 anni, sino ad oggi, è ancora capace di far vivacemente parlare di loro. Già nel 178 d.C., Celso - filoso Platonico del II secolo celebre per la sua critica al primo cristianesimo nascente - nel suo Discorso Vero scrisse:

«Colui al quale avete dato il nome di Gesù, in realtà non era che il capo di una banda di briganti i cui miracoli che gli attribuite, non erano che manifestazioni operate secondo la magia, e trucchi da ciarlatano esoterico. La verità è che tutti questi pretesi fatti, non sono che dei miti che voi stessi avete fabbricato; senza pertanto riuscire a dare alle vostre menzogne una tinta di credibilità. È noto a tutti che ciò che avete scritto, è il risultato di continui rimaneggiamenti, fatti in seguito alle critiche che vi venivano portate» (Celso, Contro i Cristiani, trad., premessa e note di S. Rizzo, Biblioteca Universale Rizzoli, 1989).

Rasputin secondo Zolla

Nel 1972, durante un giro di conferenze sul satanismo in città italiane, accadeva quasi dovunque lo stesso episodio; qualcuno dal pubblico si alzava per proporre come esempio di essere satanico Rasputin. A tanta distanza di tempo, com'era intatta la sua fama! 
E che cosa rispondere? In tali circostanze i generi letterari possibili sono ben pochi, giusto l'epigramma, il monito, l'epigrafe, la battuta; non era il caso di tentare una difesa della memoria così efficacemente oltraggiata, fu appena possibile ammonire che non esistevano prove, non si dice di satanismo, ma del minimo reato.

Grigori Efimovic Rasputin era nato cent'anni esatti prima di quelle imbarazzate risposte, nel 1872, nel mese di giugno, nel villaggio siberiano di Pokrovskoe. Fanciullo, amò la preghiera e le letture sacre e, quando ebbe dodici anni, manifestò pubblicamente la sua vocazione. Nello stanzone della sua casa si erano riuniti i capifamiglia di Pokrovskoe per consultarsi su un misterioso furto di cavalli; Grigori, che stava rannicchiato febbricitante sotto le coperte, all'improvviso si alzò, gridando che il ladro era uno dei presenti, il più ricco e insospettabile. Risultò vero.

Appunti per una storia dei Magi

Nel corso dei secoli, molte leggende sono fiorite attorno a 3 famosi personaggi, chiamati in greco Màgos, in persiano Magu, in avestico Mogu, che percorsero un lungo viaggio, guidati da una stella, per raggiungere il luogo ove era nato il 'Salvatore del Mondo'.

Il vangelo di Matteo li chiama Magi venuti da Oriente e, probabilmente, essi appartenevano ad una setta di seguaci di Zarathustra o, forse, ad una fazione costituita ancor prima, dai sacerdoti di Ahura Mazda, dio dello spirito e della luce.

I loro nomi - Melchior, Baltasar e Caspar - furono italianizzati in Melchior-re, Baldassar-re e Gaspa-re, (dove il suffisso re indicava la peculiarità regale).

La leggenda di San Giacomo nella 'Cronaca' di Jacopo da Varagine

Dopo la morte di Gesù, Giacomo il maggiore, figlio di Zebedeo e fratello di San Giovanni evangelista, cominciò il suo apostolato in Spagna ma... con scarso successo, perché riuscì a radunare solo 9 proseliti!

Deluso, tornò a Gerusalemme ma, anche qui, all'inizio trovò ben poco seguito (un solo discepolo) sino a che un mago locale di nome Ermogene, sostenuto dai Farisei, cercò di screditarlo e inviò contro di lui un collaboratore, Fileto, con il compito di palesare miracoli più rilevanti di quelli di Giacomo, il quale però riuscì a convertirlo al cristianesimo.

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