Libreria «l'Antro di Ulisse»

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Articoli di Saggistica e Critica Letteraria

Il Mito di Faust

1. Il mito di Faust rappresenta in maniera efficace e duratura il desiderio di conoscere che anima l'uomo moderno, impegnato a liberarsi progressivamente dai vincoli dogmatici della visione del mondo medievale. Dal Cinquecento in poi, infatti, la presenza di questo mito si rivela costante nella letteratura europea. Tuttavia, anche prima di quest'epoca l'era cristiana aveva offerto una certa quantità di vicende legate ad un patto diabolico, col quale però ci si limitava a perseguire scopi decisamente limitati e utilitaristici, come ad esempio il possesso di una donna o di una carica.

E Casanova corteggiò la Teologia

A sessant'anni, Casanova, spinto dall'inquietudine che lo aveva dominato lungo tutta la sua avventurosa esistenza, lasciò Vienna, dove era rimasto per quasi due anni al servizio dell'ambasciatore di Venezia Foscarini: come compilatore di dispacci. Aveva tentato senza successo di proporsi all'imperatore Giuseppe II come organizzatore di balli e divertimenti. L'ambasciatore era spirato fra le sue braccia.

La vecchia amicizia-inimicizia con Lorenzo Da Ponte, allora poeta dei teatri di corte, non gli era servita a molto. Aveva deciso di recarsi a Berlino, dove sperava di ottenere un posto nell'Accademia. Senonché, sulla strada, a Toeplitz, il conte di Waldstein, che aveva già frequentato in casa dell'ambasciatore di Venezia a Parigi, gli offerse il posto di bibliotecario nel castello di Dux (attuale Duchcov, in Cecoslovacchia), considerato lo Chantilly della Boemia.

Il baraccone degli specchi: appunti sullo straniamento in letteratura

Iniziare un romanzo di Georges Simenon è per me un piacere che si rinnova ogni volta. Eppure l'altra notte mi è successo qualcosa d'insolito, qualcosa comune all'esperienza di tutti quei fortunati lettori che si sono imbattuti nella descrizione di uno straniamento:

«Félicie corse avanti, tese il braccio, spinse la porta a vetri. Fu allora che scattò la suoneria e fu allora che il fenomeno si verificò. Non era una suoneria qualunque. Dietro la porta erano appesi dei tubi di metallo leggero che urtandosi producevano, come un carillon, una musica celestiale. Una volta, quando Maigret era ragazzo, nella salumeria del suo paese, che era stata appena rimessa a nuovo, c'era un carillon come quello. Il tempo parve fermarsi, l'attimo presente rimase sospeso. E Maigret si sentì davvero fuori dalla scena che si stava svolgendo, la osservò come se non fosse più il massiccio commissario che arrancava dietro a Félicie. Era di nuovo il bambino di allora...»

 (Georges Simenon, Félicie, Adelphi, Milano, 2001, p. 12).

Le Dita nel Naso: appunti per una Storia semiseria d’una parte anatomica in Letteratura

Nel libro quarto, capitolo nono, di uno dei capolavori del Cinquecento francese, Gargantua e Pantagruele, François Rabelais fa giungere i suoi personaggi sull'isola immaginaria di Ennasin, ovvero l'isola degli "snasati". Qui tutti sono parenti l'un l'altro, ma nessuno è parente nel senso comunemente inteso. Il capitolo, in realtà, è soltanto un espediente che permette all'autore di elencare una serie di epiteti per i due sessi:

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