Gardenio Granata, “Don’t try”. Charles Bukowski [1920-1994]

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Gardenio Granata, “Don’t try”. Charles Bukowski [1920-1994]

«A volte ho la sensazione di essere solo al mondo,
altre volte ne sono sicuro»

“Non provarci”, così recita la lapide dello scrittore americano. Sotto all’epitaffio, la raffigurazione di un pugile con la guardia alta. L’ultimo dei consigli che ci si aspetterebbe da uno che nella vita ha provato letteralmente di tutto.

Queste due semplici parole – “don’t try” – frase che usa spesso in una delle sue poesie in cui dà consigli sulla creatività e sul metodo agli aspiranti scrittori, si riferiscono però al suo particolare approccio alla scrittura. In una lettera del ’63 scrive: «Qualcuno in uno di questi posti… mi chiese: “Cosa fai? Come scrivi, come crei?” Non lo fai, gli dissi. Non provi. È molto importante: non provare, né per le Cadillac, né per la creazione o per l’immortalità. Aspetti, e se non succede niente, aspetti ancora un po’. È come un insetto in cima al muro. Aspetti che venga verso di te. Quando si avvicina abbastanza, lo raggiungi, lo schiacci e lo uccidi. O se ti piace il suo aspetto ne fai un animale domestico.»

Henry Charles “Hank” Bukowski jr, noto anche con lo pseudonimo di Henry Chinaski, il suo alter ego letterario, è stato uno dei personaggi più famosi, ma anche famigerati, del “dirty realisim”, quella corrente letteraria americana sorta tra gli anni ’70 e ’80 che aveva come obbiettivo il riportare la scrittura ai suoi fondamentali. Una narrazione “tagliata con l’accetta” che tratta di personaggi estremamente volgari oppure estremamente ordinari, stereotipati, quasi insignificanti, ritratti in modo minimale e superficiale con l’intento di demandare la loro descrizione, così come il significato generale dell’opera, alle sensazioni suggerite dal contesto in cui si muovono gli stessi personaggi. La missione di Bukowski era il “politically incorrect”, sempre e comunque e coerentemente nella scrittura come nella vita, come strumento per delineare i suoi spietati ritratti sociali e politici, come quello che realizza ne “I potenti”, sempre a un passo dalla censura e dallo scandalo.

Ripercorrendo la vita dello scrittore possiamo comprendere le origini del suo cinismo e della sua particolare visione della società. Nato ad Andernach in Germania è costretto a emigrare negli USA giovanissimo insieme con la sua famiglia, della quale non conserva ricordi positivi. Un padre violento, episodi di discriminazione razziale e una forma grave di acne giovanile che lo costringono a cure dolorosissime, aggravando la sua timidezza e solitudine, lo portarono a soli 14 anni a conoscere l’alcool, la sua storia d’amore più longeva. «Se succede qualcosa di brutto / si beve per dimenticare; se succede qualcosa di bello / si beve per festeggiare; e se non succede niente / si beve per far succedere qualcosa» (Women, Donne). Negli anni dell’università segue dei corsi di giornalismo e letteratura e si avvicina brevemente a gruppi di estrema destra, per poi deriderli in “Panino al prosciutto” e inserirsi tra le file della sinistra altrettanto estrema.

Durante la seconda guerra viene arrestato per renitenza alla leva e si impegna allora brevemente in campagne pacifiste. Questi repentini cambi di bandiera gli verranno contestati continuamente negli anni a venire, ma in “A nord di nessun sud” spiega in modo molto efficace che l’unico suo obiettivo era essere sempre “opposizione”. Non gli interessava nemmeno informarsi troppo contro quale mulino a vento stava scagliandosi in quel momento, tutto ciò che gli interessava era che quel “qualcosa” in quel momento era “mainstream” ed era imposizione, e tanto gli bastava per cominciare un’altra lotta. A 24 anni i suoi insuccessi letterari lo convincono a smettere di scrivere per 10 anni, periodo in cui vagabonderà per gli Stati Uniti sopravvivendo grazie a lavori saltuari. “La sbronza di 10 anni”, come la chiamava lui, costituirà tutto il materiale autobiografico del quale scriverà negli anni seguenti.

L’indolenza verso le gerarchie e l’atteggiamento randagio di Bukowski gli resero difficile il rapporto con il mondo del lavoro. Trova lavoro come postino nei primi anni ’50 ma già dopo 3 anni ne ha abbastanza e si licenzia. Le sue motivazioni verranno spiegate poi nel “Factotum”: «Come cazzo è possibile che ad un uomo piaccia essere svegliato alle 6.30 da una sveglia, scivolare fuori dal letto, vestirsi, mangiare a forza, cagare, pisciare, lavarsi i denti e pettinarsi, poi combattere contro il traffico, per finire in un posto dove essenzialmente fai un sacco di soldi per qualcun altro e ti viene chiesto di essere grato per l’opportunità di farlo?» (Bukowski sul lavoro, in “Factotum“). Dopo una sbronza quasi fatale nel 1955 riprende a scrivere costantemente e nel ’60 torna a lavorare per l’ufficio postale, impiego che manterrà per una decina d’anni. A cavallo tra gli anni ’50 e ’60 avrà 3 relazioni degne di nota.

La prima, quella con Jane Cooney Baker, si concluderà con la morte di lei, il suo primo vero amore. Charles Bukowski sopravviverà a questo trauma realizzando una serie impressionante di poesie e racconti a lei dedicati. Sposerà poi la poetessa Barbara Frye senza averla mai vista prima, matrimonio che durerà infatti un paio d’anni. Nel 1964 Frances Smith, la sua terza e ultima convivente, partorì l’unica figlia di Bukowski, Marina Louise. Lui però, insoddisfatto, screditava costantemente Frances provocando una nuova rottura. Nel 1969 accetta l’offerta di “$100 al mese per tutta la vita” fattagli dalla casa editrice Black Sparrow e pubblica quel “Post Office” che gli dà la celebrità. A 49 anni quindi abbandona il lavoro alle poste senza pensarci due volte, come raccontò in una lettera in quel periodo: «Avevo solo due alternative – restare all’ufficio postale e impazzire… o andarmene e giocare a fare lo scrittore e morire di fame. Decisi di morire di fame

Da questo momento comincia la vita del Bukowski più noto e più amato, e che in fondo continua a dare ancora oggi scandalo: l’”Hank” delle storie di una sola notte, di sbronze e di scommesse all’ippodromo. Il critico Michael Greenberg ha descritto i suoi libri come “una pittura dettagliata di certe fantasie maschili tabù: lo scapolo disinibito, solitario, antisociale, e totalmente libero”, un’immagine a cui tentò di conformarsi con occasionali letture pubbliche di poesia in cui si comportava da pazzo, e con un modo di fare scandaloso alle feste. Bukowski stesso decise di pubblicare postume alcune di queste opere con “The People Look Like Flowers At Last: New Poems”, un po’ per giocare con la morte, com’era nel suo stile di maledettismo a oltranza dove il futuro era avvertito come un peso…

Prof. Gardenio Granata
20 Gennaio 2024

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