Giuseppe Adani, Marina Foschi e Sergio Venturi, Piazze e palazzi pubblici in Emilia Romagna, Ed. Silvana, 1984

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La realtà della piazza nasce come cardine dell’affermazione borghigiana medievale e riassume in sé, la vita sociale, politica, economica, religiosa, culturale e giuridica.

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Descrizione

Edizione Silvana Editoriale, Milano, 1984 Illustrazioni Fotografie e disegni in B/N e a colori
Realizzazione Giuseppe Adani, Marina Foschi e Sergio Venturi Fotografie Marco Ravenna
N. Volumi 1 N. Pagine 223
Dimensioni 26 x 34 x 2,4 cm. Peso 1,95 kg.
Descrizione

U

na breve premessa è necessaria per comprendere come il concetto stesso di piazza, pur nelle sue molteplici tipologie e definizioni, sia portatore di significati magico-rituali, cosmogonici, scenografici e di potere spesse volte solo inconsciamente avvertibili.

Fin dal primo momento in cui il consesso umano si dette un minimo di organizzazione sociale e quale ne fosse l’insediamento, cioè precario o stabile, esso avverti la necessità di organizzare e gerarchizzare lo spazio in cui si stabiliva, sia pure in termini forse ancora non codificati. Viene spontaneo pensare che qualunque fosse l’organigramma, oppure la focalizzazione di un aspetto sociale o religioso, ne conseguisse una visione centrica o policentrica, rispetto alla quale potessero convergere o divergere le azioni individue e collettive.

Questa esigenza di un caposaldo, e quindi di una coscienza di relatività, accompagna l’umanità costantemente, fa parte anche del campo visivo legato alla più elementare cosmologia dell’orizzonte circolare e della sfera celeste, del levare e tramontare del sole. Si può affermare pertanto che questa constatazione, chiaramente magica e trascendente, sia stata alla base del concetto di spazio e di un suo ordine precostituito che travalica la volontà e la comprensione umana.

Numerose sono, fin dalla preistoria, le manifestazioni grafiche di questo concetto mediante cerchi, spirali, croci ecc., che sottendono una prima arcaica visione dell’universo e della esigenza di una centralità o polo di rotazione a cui far riferimento.

In questa visione magica si sviluppa la cognizione degli assi cardinali, e quindi della crux, della suddivisione dell’anno e del cerchio in 360 unità che sottendono numerosi sottomultipli configurabili nella divisione della sfera celeste e per riflesso nella divisione di un territorio e quindi di una sua orientazione ed organizzazione.

Da tutto questo derivano i culti orientali astrologici e geometrici e nella prima fenomenologia della fondazione delle città fino all’orientamento cosiddetto liturgico delle chiese, riscontriamo il comune denominatore della crux iscritta nel cerchio. Sappiamo che gli aruspici, fissando l’occidente oppure il sud (le fonti più antiche sono discordi), dividevano lo spazio nei quattro quadranti dei punti cardinali e chiamavano templum il campo visivo (Dilke, p. 12). Tale fu probabilmente l’azione esplicata da Romolo in urbe condita e la forma cruciforme dei percorsi interni e tuttora riscontrabile in numerosi insediamenti anche d’età medievale.

Si può quindi pensare che la prima forma della pianificazione, o meglio della fondazione urbana, avesse essenzialmente carattere di religiosità e che solamente più tardi subentrasse il concetto di razionalità e di gerarchizzazione degli spazi. Infatti gli insediamenti protostorici raramente riservano a particolari funzioni un unico spazio centrale, bensì diversi sono i poli d’aggregazione: mistico, sociale ed economico.

L’aspetto mistico-religioso ebbe notevole importanza presso gli etruschi che fecero propria la griglia reticolare rigorosamente orientata; come nella città a Pian di Misano in comune di Marzabotto, di fondazione coloniale della Etruria centrale, dove sono stati rinvenuti due cippi, veri e propri capisaldi, con incisa la croce di orientamento all’incontro dell’asse viario centrale nord-sud con due assi ad esso ortogonali.

Questi rappresentano la “proiezione su terreno dell’ideale templum celeste della dottrina auqurale etrusca” e sottolineano il determinismo religioso nel tracciato che precede la concezione ippodamea dettata da “istanze politiche e filosofiche” (Mansuelli, Misano, p. 16).

Sappiamo poi che la tradizione astrologica aveva non poca influenza sulla città e sui suoi destini. Era consuetudine perlomeno in età medievale leqqere la posizione di questa nelle caselle dello zodiaco e trovarne addirittura l’ascendente. Anche nell’età delle Signorie la sacralità e misticità della fondazione e la posa della prima pietra dovettero avere una certa liturgia simbolica: Giovanni Ludovico Pallavicini “… fece cominciar a fondar la Rocchetta sua a Cortemaggiore li 20 gennaro 1480 alle ore 17” ed in altra data e ad ore precise egli iniziò il tracciamento delle fosse e dei quartieri. (Dall’Acqua, p. 219).

A questa vsione eroica e cosmica nella quale la città si riflette, si aggiunge l’altrettanto arcaica concezione del microcosmo antropomorfico (del corpo umano) quale misura e modulo, nella sua complessità dell’universo. In esso ogni organo esercita una funzione specifica e questo nell’insieme costituisce quella visione antropica della geografia che è topos ricorrente particolarmente in età medievale.

Cio trova conferma nella espressione vitruviana del “homo ad circulum” e “ad quadratun”, concetto che verrà poi esteso anche alla “organica” funzionalità della casa e della città. Anche la città è un organismo da pianificare e progettare nella metafora che la paragona ad una grande casa; ratio questa che verrà ampiamente ripresa nella Rinascenza dall’Alberti, dal Filarete, da Francesco di Giorgio Martini e da altri ancora.

 

Indice:

  • Centro e cosmo
  • Dall’agorà al foro
  • Ripresa del potere urbano
  • La piazza: simbolo e rinascita della comunità
  • «Prendere la piazza» ovvero il potere
  • Genesi, tipologia e caratteri delle piazze
  • Arti e mestieri, pesi e misure
  • Il tempo e la piazza
  • Della «selicata» o della «planellatura»
  • Piazza e punizioni
  • II palcoscenico della piazza e del contado
  • Città ideale e utopia
  • Lo spazio del principe
  • Le scenografie urbane tra magnificenza e munificenza
  • Mercati, fori e pavaglioni
  • Pubblica utilità e trasformazione degli spazi urbani
  • I «conservatori» dei palazzi pubblici
  • Le piazze dell’enfasi e della ricostruzione
  • Bibliografia
  • Indice dei luoghi
  • Referenze fotografiche
Note bibliografiche

Edizione di strenna bancaria, realizzata nel 1984 da Amilcare Pizzi per Silvana Editoriale per conto della Consorzio fra le Banche Popolari Cooperative dell’Emilia e Romagna; a copertina rigida in tela marrone con titoli in bianco al piatto e al dorso; dotata di sovracoperta lucida fotografica a colori; rilegata a filo ed in grande formato; corredata da un notevole repertorio fotografico in B/N e a colori; stampata su carta semilucida di qualità.

Stato di conservazione

Più che Ottimo [nessun danno o segno di usura né alla struttura né agli interni; nessuna scritta, annotazione o sottolineatura; lieve opacizzazione della sovracoperta, dovuta al semplice sfregamento tra volumi nello scaffale; ingiallimento delle coste nella media; piccole crepe della sovracoperta riparate dall’interno con scotch invisibile]

Informazioni aggiuntive

Peso 1,95 kg
Dimensioni 26 × 34 × 2,4 cm
Edizione

Luogo di pubblicazione

Milano

Anno di pubblicazione

Formato

Caratteristiche particolari

Illustrazioni

Genere

Soggetto

Colore principale

Lingua

Condition Very Good
Notes Nessun danno o segno di usura né alla struttura né agli interni; nessuna scritta, annotazione o sottolineatura; lieve opacizzazione della sovracoperta, dovuta al semplice sfregamento tra volumi nello scaffale; ingiallimento delle coste nella media; piccole crepe della sovracoperta riparate dall'interno con scotch invisibile.

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