Eugenio Galdieri, Le meraviglie dell’architettura in terra cruda, Ed. Laterza, 1982

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Laterza

Questo scritto vuole mettere a nudo una lacuna vastissima: quella delle nostre conoscenze scarse ed imprecise sull’uso che da alcuni millenni l’uomo fa della terra, cioè del più immediato, economico e diffuso dei materiali naturali da costruzione…

Descrizione

Edizione Laterza, Bari, 1982
Collana Grandi Opere Illustrazioni Fotografie e disegni in B/N e a colori
N. Volumi 1 N. Pagine 305
Dimensioni 17 x 24 x 2,2 cm. Peso 0,91 kg.
Descrizione

D

i ogni libro che viene pubblicato, indipendentemente dal suo intrinseco valore o dal suo specifico tema, si suole scrivere che «viene a colmare una lacuna…». Ebbene, occorre dire francamente che questo scritto, lungi dal colmare lacune, ha invece il solo scopo — o meglio, la speranza — di metterne a nudo una, vastissima: la lacuna delle nostre conoscenze, profondamente scarse ed imprecise, sull’uso che da alcuni millenni l’uomo fa della terra, cioè del più immediato, economico e diffuso dei materiali naturali da costruzione, per realizzare le sue architetture (e vale anche la pena di precisare che qui intendo usare il termine architettura nella sua accezione più ampia, ma anche più nobile e cosciente).

Un uso, quello della terra cruda che, come tutte le cose di questo mondo, ha avuto naturalmente alti e bassi nel corso della sua lunga e certo non conclusa avventura; un uso che è sembrato spegnersi innumerevoli volte, perché soppiantato da altri materiali certamente più «nobili» e più durevoli di un pugno di fango; un uso che però è tornato tutte le volte prepotentemente in auge, contribuendo alla creazione di molte di quelle opere che noi usiamo indicare come «monumenti delle grandi civiltà»; un uso, infine, che in molte zone del mondo non è ancora scomparso, neanche sotto la spinta interessata ed inarrestabile del cemento armato, dei prefabbricati e della plastica stampata.

Al contrario, forse proprio per una sorta di nostalgica reazione, il crudo sta attraversando in questo momento un periodo di nuovo, grande successo. Esso viene infatti rilanciato sia come materiale edilizio economico e naturale, in alcuni paesi del Terzo Mondo e dell’America centromeridionale, sia come il più eccitante, il più creativo, il più up to date dei mezzi per il «fatelo da voi» nell’edilizia della seconda (o terza) casa: e ciò, naturalmente, negli Stati Uniti.

Un altro aspetto non meno importante della nostra lacuna riguarda l’estensione geografica del fenomeno: sono ben pochi i paesi al mondo che non abbiano visto nella loro storia antichissima, passata o vicina, manufatti più o meno importanti realizzati con la terra. Accomunando idealmente presente e passato, si può dire che poco meno della metà del mondo ha accolto, conserva o utilizza costruzioni di terra cruda. Il curioso sta nel fatto che ad occuparsi della diffusione delle costruzioni in crudo nel mondo siano stati sinora studiosi di etnologia e di geografia e non certo gli storici dell’architettura, ai quali spesso sembrò trascurabile mettere l’accento sul tipo e sulle qualità intrinseche dei materiali impiegati nelle realizzazioni edilizie dell’umanità.

E qui emergono due aspetti di questo fenomeno che vale la pena di sottolineare subito e dei quali finiremo per occuparci più diffusamente in seguito: da una parte, abbiamo l’errata convinzione, assai diffusa, che la terra, il fango, siano materiali usati soltanto da poveri e da primitivi e, in quanto tali, sembra quasi ovvio che debbano durare poco; dall’altra, se è vero che molte costruzioni del passato, spettacolari, storicamente importanti, note e studiate, furono realizzate in crudo, è altrettanto vero che agli occhi del grande pubblico non è stato sino ad oggi sufficientemente posto in luce, da parte degli addetti ai lavori, il ruolo svolto dall’umile materia che le componeva.

Di conseguenza, non è stata riconosciuta la straordinaria resistenza di cui, tutto sommato, gode questo materiale così povero e negletto. Resistenza veramente straordinaria, occorre dirlo, qualora si consideri che per i monumenti di terra, soltanto da pochissimi anni è scattata la molla dell’interesse storico-scientifico, e perciò dello studio e dei tentativi di conservazione.

Soltanto da poco, quindi, si è cominciato a porre un freno cosciente e tecnicamente valido all’inevitabile degrado di centinaia e centinaia di resti architettonici sparsi per il mondo, la cui scomparsa avviene molto dignitosamente, in grande silenzio, come si conviene solo alla nobiltà decaduta.

Nel corso di questa rassegna largamente — e volutamente — incompleta, i cui esempi sono tratti per buona parte anche da esperienze dirette, finiremo per scoprire realizzazioni — e funzioni — pressoché sconosciute, in remote parti del globo; ricorderemo antiche opere di architettura tanto note ed ovvie da risultare in qualche caso assolutamente inedite, perché viste in una luce diversa; vedremo che sono fatte di terra insospettabili abitazioni contadine delle nostre campagne piemontesi o sarde, come anche severe, piccole chiese in angoli sperduti dell’Australia… Esempi differenti nell’aspetto, lontanissimi nel tempo e nello spazio, ma legati da un unico filo conduttore, da un denominatore fisico che tutti li comprende ed accomuna: quel vile, povero, debole materiale che è la terra.

Certo, non tutto quello che l’uomo ha costruito usando la terra è ancora oggi intatto o compiutamente documentabile (ma lo sono forse tutte le costruzioni in marmo, pietra, mattoni?): sono tornate fango le tombe egizie della I Dinastia e le modeste case rurali emiliane del XVIII secolo; spesso queste ultime si sono dissolte in maniera più brutale e definitiva dei resti di fortezze o di cinte urbane ormai millenarie.

A chi legge, quindi, chiedo due grossi sforzi. Il primo è quello di perdonare e comprendere un certo modo di esporre e legare i vari temi. Poiché qui non si tratta di una «Storia ragionata dell’architettura di fango», ma di un variopinto e, spero, piacevole excursus sul tema, ho seguìto raramente un criterio cronologico o topografico; al contrario, si trovano accomunate opere diverse e lontane che, a mio avviso, hanno qualche utile elemento di confronto; oppure ho lasciato a mezz’aria la descrizione di un tempio millenario — che può essere apprezzato più compiutamente attraverso pubblicazioni scientifiche specifiche — per passare alla moderna villa di un pittore à la page, in Arizona.

Il tessuto connettivo, se vi sarà, potrà più facilmente essere cercato nei criteri tipologici e di uso che in sistematiche classificazioni: tutto sommato, ritengo che questa ginnastica mentale non riuscirà troppo sgradita…

[dall’Introduzione]

Note bibliografiche

Prima Edizione Larza nella Collana Grandi Opere del 1982; a copertina morbida opaca grigia, muta al piatto ma con titolazione in bianco al dorso; rilegata a filo; corredata da fotografie e disegni in B/N e a colori; stampata su carta semi-lucida di buona grammatura e qualità, con ampie marginature ai paragrafi; dotata di sovracoperta lucida fotografica a colori.

Stato di conservazione

Come Nuovo [il volume non è stato molto utilizzato e non presenta danni, strappi, segni, mancanze o usure rilevanti che vadano evidenziate; legatura compatta e resistente; copertine morbide pressoché intatte; sovracoperta in ottimo stato, con minimi segni di vissuto ai margini e diffuse opacità da sfregamento ai piatti; coste ancora abbastanza luminose; ingiallimento delle pagine molto contenuto, concentrato ai margini, e nella norma per il materiale e l’età]

Informazioni aggiuntive

Peso 0,91 kg
Dimensioni 17 × 24 × 2,2 cm
Edizione

Luogo di pubblicazione

Bari

Anno di pubblicazione

Caratteristiche particolari

Illustrazioni

Formato

Genere

Soggetto

, , ,

Colore principale

Lingua

Condition n/a
Notes Il volume non è stato molto utilizzato e non presenta danni, strappi, segni, mancanze o usure rilevanti che vadano evidenziate; legatura compatta e resistente; copertine morbide pressoché intatte; sovracoperta in ottimo stato, con minimi segni di vissuto ai margini e diffuse opacità da sfregamento ai piatti; coste ancora abbastanza luminose; ingiallimento delle pagine molto contenuto, concentrato ai margini, e nella norma per il materiale e l'età.

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