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Prisco Bagni, Artisti centesi del Cinquecento, Ed. Bertoncello Artigrafiche, 1996

Prisco Bagni, Artisti centesi del Cinquecento, Ed. Bertoncello Artigrafiche, 1996

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Edizione Bertoncello Artigrafiche per Cassa di Risparmio di Cento, Bologna, 1996 Illustrazioni Fotografie e disegni in B/N e a colori
N. Volumi 1 N. Pagine XVI + 294
Dimensioni 25 x 32,7 x 2,9 cm. Peso 2,25 kg.
Descrizione

E

siste un vecchio sentimento, in questo paese che pure sta cambiando troppo in fretta, rivolto alla patria intesa come luogo natale: e pronto a dilatarsi in un «encomio» di essa sotto la forma di un prolungato, crescente affetto: di un desiderio, se non di ritorno, certo di rivivere a lungo l’illusione d’una giovinezza che invece è ormai passata, e di tornare con la memoria e con la storia ad anni che parvero felici. Dentro questo «encomio» della patria, che del resto data proprio dagli anni di controriforma e del prender corpo dei temi di un’urbanistica moderna (sono gli anni delle prime figurazioni cittadine in forma di iknoscenografia), le virtù locali riprendono un loro vigore diversamente impallidito.

E, tra queste, soprattutto le arti ritornano a vivere con la forza della loro concreta, fisica bellezza. Anche per questo non c’è borgo o insediamento, città o castello di questa nazione che non possieda una sua letteratura encomiastica ed elogiastica, per lo più in forma biografica ed itineraria. L’antitesi retorica è quella, in genere, della verità sepolta, dell’arte e della tradizione culturale tradite, obliterate e finalmente ricuperate. La rivalsa passa anch’essa attraverso il «disinganno», e cioè quella riconquista della verità che non può aver corpo se non in sede sperimentale.

Per due secoli, la storia s’è nutrita di queste mozioni anche sentimentali, talora, ma spesso robustamente indagatrici; e ancor più spesso letterariamente bellissime. La lingua messa in tensione da questi odepori e periegetici, accademici talvolta ma più spesso dinamici viaggiatori e conoscitori, era quella che il conte di Caylus doveva definire «cette langue plus vivante qu’aucune autre et qui se ressent toujours du feu qui l’a fait naitre». Si tratta d’una lingua, la lingua degli studi della storia dell’arte, che possiede la sua funzionalità, e che, calzante come la foggia d’una veste ben fatta, deve attagliarsi all’immagine. Perché il grande tema è pur sempre quello del paragone che in questi casi si istituisce tra l’artista che ha dipinto e il critico che ne scrive: e vede quest’ultimo impegnarsi in una sorta di equivalenza possibile.

Il nostro Settecento conosceva benissimo il problema, e tendeva anche a ridurre l’eccesso. Ireneo Affò, indimenticabile autore di una guida di Parma dal titolo di Il Parmigiano Servitore di Piazza nel 1796, metteva a punto la faccenda riportandola a una dimestichezza nitida e non piú barocca: «…bisognerebbe saper descrivere i quadri con precisione, senza ampollosità, interpretazioni e capricci, come alcuni fanno, ma neppur sì aridamente da lasciar confusa quasi una testa di Rafaele con una di Gioanni da Capugnano: la quale cosa è a ottenersi difficilissima se chi descrive pitture, o non intenda bene l’arte, o non abbia molt’anima».

Ho riflettuto su questo problema ripensando a quando ho conosciuto Prisco Bagni e ai miei pensieri quando egli prese a sfornare ricerche e monografie, indagini archivistiche ed elaborazioni di cauta saggistica, e anche più dopo averlo conosciuto, all’amicizia resa leale dai comuni interessi. Essa prese corpo finalmente – dopo qual- che anno di anonimato di cui dirò – nel volto sorridente e nell’espressione larga e gentile di emiliano accasato da anni sul lago di Como del nostro caro, indimenticabile Prisco. Ho avuto la ventura di scrivere altre volte a riguardo delle sue indagini, per esempio nel caso davvero impegnativo degli affreschi del Guercino nella cupola della Cattedrale di Piacenza (1983 e 1994), oppure dell’approfondita analisi della presenza in Cento delle opere d’arte del Guercino, il suo maggior figlio (1984).

Un’altra volta è stata quella, che accettai con vero piacere e con grande affetto, che m’ha visto prefazionare quell’eccitante repertorio di disegni dipinti incisioni abbozzi dedicato ai Gandolfi nel 1992: un dossier bellissimo e inconsueto. Il cultore di itinerari artistici che si nasconde in me calcolava che in fondo tra Cento e San Matteo della Decima, patria dei Gandolfi, era una questione di pochissimi chilometri. Non ho mai avuto bisogno di inventare nulla, parlando con Prisco e di Prisco.

La sua era una forma di ‘presa diretta’ sulla vita e sulla conoscenza. Il livello della sua professionalità, quella di imprenditore tessile e di abile elaboratore di forme, era così presente in lui, da farmi dire più d’una volta che il suo indubitabile sapere di lettore e di analista di archivi discendeva direttamente dalla vitale esperienza in materia di bilanci finanziari e di previsioni economico-commerciali che egli aveva accumulato. La sua straordinaria verve di collezionista aveva d’altronde molto a che fare con lo spirito di iniziativa dell’uomo di affari, di colui che ha girato il mondo e che si è a lungo, con passione, paragonato ai temi della bellezza e della qualità.

Per qualche tempo, la presenza di Prisco attorno al tema e alle opere del Guercino fu perfino anonima e silenziosa. L’ho accennato prima: sir Denis Mahon narrava come, nei suoi frequenti viaggi in Europa, avesse incontrato un signore che si aggirava attento nei riservatissimi Gabinetti di disegni delle grandi collezioni e dei massimi musei europei, puntando quasi esclusivamente allo studio dei fogli del Guercino e dei guercineschi. Per sir Denis questa presenza era motivo di compiacimento, in considerazione della consuetudine d’una intera vita trascorsa tra quelle carte centesi o romane o ancora bolognesi: e tuttavia era inevitabile, a lungo andare, anche l’emergere di qualche legittima curiosità, soddisfatta dopo alcuni mesi dalla decisione che Prisco finalmente prese di rivelarsi al massimo studioso del Guercino centese. Che poi egli portasse il cognome del primo e insostituibile protettore del Guercino, e cioè del canonico Biagio Bagni, questo parve ad entrambi rinserrare un significato augurale, nonché un ineludibile precedente.

Da quel momento, non c’è stata occasione di lavoro che non li abbia visti ambedue egualmente e serenamente interessati e proprio nel nome del Guercino e della tradizione centese. Anche questo rientra nell’encomio di quella patria che è fenomeno tutto italiano. Così, quando dopo tante esperienze, Prisco si mise a lavorare attorno alla costruzione d’una serie repertoriale e biografica dedicata con vastità inedita a tutti i Pittori di Cento, egli non fece altro che tentare di chiudere in un circolo davvero virtuoso il piacere dei suoi inizi con il dovere della sua maturità. E c’è riuscito, riordinando con ordine e corretta organizzazione di pensiero storico una vasta e talora confusa o squilibrata materia, giungendo a rivelare personalità imprevedibili e sconosciute come il Lamberti: indagine nella quale egli ebbe il piacere desiderato di scambiare fatiche e conferme con Marco Tanzi, che ha collaborato intensamente a questo libro. Su di un piano diverso, e tuttavia affettivamente coinvolto, Eugenio Gilli assisteva quasi quotidianamente al concretarsi del pantheon domestico della città di Cento. Ed ha seguitato ad assistervi fino alla realizzazione di questo nuovo libro di Prisco Bagni, purtroppo l’ultimo di questo insolito appassionato, instancabile cultore e amico dell’arte di Cento. Al quale assegniamo ora, e non per l’ultima volta, la gratitudine degli studiosi, l’affetto degli amici e la riconoscenza della città.

[Andrea Emiliani]

 

Indice:

  • Prefazione, di Andrea Emiliani
  • Ricordando Prisco, di Marco Tanzi
  • ARTISTI CENTESI DEL CINQUECENTO
    • Ercole da Cento Orazio Lamberti, di Marco Tanzi
      Un dimenticato manierista tra Cremona e Mantova
    • Francesco Giraldini
    • Lorenzo Zucchetta
    • Matteo Cremonini
    • Giovan Battista Cremonini
    • Nicolò Silvestri
    • Bartolomeo Lombardi
    • La famiglia Gennari
      • Benedetto Gennari seniore
      • Giovan Battista Gennari
    • Paolo Rossetti
    • Marcello Provenzali
    • Ercole Provenzali
  • APPENDICE
    • Biagio Bagni
    • Cesare Cremonini
    • Lorenzo Gennari
    • Giovan Battista Pasqualini
    • Matteo Loves
    • Giovan Francesco Mucci
    • Marchione Provenzali
    • Alberto Provenzali
  • BIBLIOGRAFIA
Note bibliografiche

Prima edizione realizzata come strenna bancaria per la Cassa di Risparmio di Cento nel 1996, a copertina rigida in tela beige con titoli in nero al dorso; rilegata a filo; stampata su carta semilucida di buona qualità e grammatura, con buone marginature ai paragrafi; arricchita da numerose riproduzioni di fotografie e disegni in B/N e a colori; dotata di sovracoperta editoriale lucida fotografica a colori.

Stato di conservazione

Più che Ottimo [il volume non mostra danni strutturali, strappi, segni, mancanze o usure gravi che vadano evidenziate; legatura snodata e resistente; copertine rigide quasi intatte, con leggere impolverature; sovracoperta in ottimo stato, con piccole sgualciture/abrasioni in alcuni punti dei bordi, leggere opacità da sfregamento ai piatti e cenni di sbiaditura del colore al dorso; coste poco impolverate; ingiallimento delle pagine alquanto ridotto e nella norma per l’età ed il materiale]

Informazioni aggiuntive

Peso 2,25 kg
Dimensioni 25 × 32,7 × 2,9 cm
Anno di pubblicazione

Caratteristiche particolari

Illustrazioni

Formato

Genere

Soggetto

Colore principale

Lingua

Condition Very Good
Notes Il volume non mostra danni strutturali, strappi, segni, mancanze o usure gravi che vadano evidenziate; legatura snodata e resistente; copertine rigide quasi intatte, con leggere impolverature; sovracoperta in ottimo stato, con piccole sgualciture/abrasioni in alcuni punti dei bordi, leggere opacità da sfregamento ai piatti e cenni di sbiaditura del colore al dorso; coste poco impolverate; ingiallimento delle pagine alquanto ridotto e nella norma per l'età ed il materiale.

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