Mario Andreose (diretto da), I Celti, Ed. Bompiani, 1991
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La mostra di Palazzo Grassi prosegue tenta di sposare la visualità degli oggetti con lo studio della civiltà dei Celti, e va dalla ricognizione dei luoghi e dei reperti a una comprensione delle epoche e delle differenze…
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Descrizione
| Edizione | Bompiani, Milano, 1991 | Illustrazioni | Fotografie e disegni in B/N e a colori |
| Direzione scientifica | Sabatino Moscati, Otto Hermann Frey, Venceslas Kruta, Barry Raftery e Miklós Szabó | Segreteria scientifica | Ermanno Arslan e Daniele Vitali |
| Coordinamento editoriale | Carla Tanzi | Ricerca iconografica | Joana Rausch |
| N. Volumi | 1 | N. Pagine | 795 |
| Dimensioni | 21 x 30 x 5,3 cm. | Peso | 3,40 kg. |
| Descrizione |
I n questa così vasta ed eterogenea comunità europea, le diverse culture caratterizzanti i vari popoli hanno innesti diversi, talora più o meno ampli, talora più o meno occasionali. Così si dica della stessa cultura latina e, per suo tramite, di quella greca. Ovvero ancora della cultura cristiana e per suo tramite di quella ebraica, per non accennare che ad alcuni degli innesti più decisivi. Ma ogni popolo che vive in questo nostro continente ha le sue caratteristiche primigenie che si rifanno alle originarie aggregazioni: i popoli latini, quelli germanici, quelli anglosassoni, quelli slavi con le loro sottodistinzioni, mantengono caratteri individuatori che non si manifestano soltanto nel permanere di ceppi linguistici ben definiti, ma anche in tendenze dello spirito e della ragione. Le esplicazioni di queste tendenze banno dato luogo a culture diverse dove gli elementi comuni gli uni agli altri non sempre hanno giocato un ruolo unificante: anzi, seppure hanno costituito quasi dei ponti, dei momenti di comunicazione reciproca, delle basi per un colloquio europeo che sempre è esistito, tuttavia non hanno mai fatto venir meno la particolarità delle differenti radici. Ora, uno degli interessi più vivi delle scienze che utilizzano la ricerca storica è proprio quello di scavare nel passato dei popoli per individuarne le basi permanenti. In effetti, in Europa, queste scienze non possono limitarsi all’archeologia, come avviene per popoli ormai scomparsi quali quelli del vicino Oriente, i Sumeri, gli Assiri, i Babilonesi, gli Ittiti, gli Egiziani e quanti altri: qui si tratta di scavare, per così dire, nel vivo e il prodotto dell’archeologia è inteso a conoscere meglio l’esistente non a ricostruire un’umanità che non esiste più. In questo contesto Palazzo Grassi ha tentato l’avventura dei Fenici, popolo sicuramente scomparso, con lo scopo non solo di restituirlo a noi ma di mettere in luce se e quanto di esso possa ancora considerarsi parte della nostra civiltà. Ed ora, ecco, la mostra sui Celti. Qui il tema è ancora più affascinante perché, per comune sentire, tutte le nostre culture prendono le mosse dalla loro. Forse molti passaggi sono stati cancellati, molti in realtà assorbiti. I caratteri delle nostre genti romane, o diverse dai romani e perciò, nel senso letterale dell’originaria parola greca, barbari, possono tutti riconoscersi in questa Madre comune. Una Madre che ha lasciato meno segni visibili e tangibili della Madre latina, ma il fine di questa mostra, che qui presentiamo, è proprio quello di riconoscerne i tratti, di ricostruirne i caratteri, di trovarne la continua, e si vorrebbe dire immutata, presenza. Anche con questa mostra Palazzo Grassi prosegue nella sua, ormai affermata, vocazione di sposare la visualità degli oggetti con lo studio di una civiltà, uno studio che va dalla ricognizione dei luoghi e, in essi, nel ritrovamento dei reperti, a una comprensione delle epoche e differenze che, pur nell’ambito di una fondamentalmente comune origine pur sono esistite, fino al tentativo dell’individuazione dei loro movimenti e delle loro società. Palazzo Grassi ha voluto questa mostra non per fare una semplice esibizione ma per offrire un momento di pensiero. Gli specialisti che abbiamo chiamato a collaborare, e che con entusiasmo e disinteresse hanno collaborato, hanno trovato nella nostra iniziativa l’occasione per una rivisitazione di ipotesi e di tesi. Ma anche il pubblico al quale noi ci rivolgiamo è sollecitato a partecipare. La nostra finalità è non di vedere nelle nostre sale una folla attratta dal nuovo, ma una folla attenta e compresa nella lettura del messaggio che noi vogliamo offrire e che in realtà è il messaggio dei Celti. “I Celti, prima Europa”, abbiamo voluto intitolare la mostra, e questa “prima Europa” è ciò che noi crediamo sia il punto distintivo della mostra: un omaggio, insieme, a questa nuova Europa che non potrà sorgere se non avrà piena coscienza di una sua unità e che, indietro nei secoli, approda, sì, da un lato, alla civiltà romana e a quella cristiana, ma anche a quella di questi popoli che all’Europa hanno lasciato un’eredità che non può essere da nessuno ignorata. [Feliciano Benvenuti] |
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| Note bibliografiche |
Prima edizione Bompiani con funzione di Catalogo della Mostra “I Celti, prima Europa“, svoltasi presso Palazzo Grassi a Venezia nel 1991; a copertina morbida lucida fotografica a colori; titolata al piatto e al dorso; rilegata a filo; corredata da moltissime fotografie e disegni in B/N e a colori; stampata su carta semi-lucida di buona qualità e grammatura, con layout del testo su 3 colonne, e buone marginature ai paragrafi. |
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| Stato di conservazione |
Più che Ottimo [il volume non presenta danni, strappi, segni, mancanze o usure rilevanti che vadano evidenziate; legatura compatta e resistente; copertine morbide in ottimo stato, con minori segni di vissuto e piccolissime abrasioni ai margini, cenni di opacità da sfregamento ai piatti ed innocue pieghettature al dorso morbido; coste ancora abbastanza luminose; ingiallimento delle pagine ridottissimo e più che nella norma] |
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Informazioni aggiuntive
| Peso | 3,40 kg |
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| Dimensioni | 21 × 30 × 5,3 cm |
| Edizione | |
| Luogo di pubblicazione | Milano |
| Anno di pubblicazione | |
| Caratteristiche particolari | |
| Illustrazioni | |
| Formato | |
| Genere | |
| Soggetto | |
| Colore principale | |
| Lingua |
| Condition | Very Good |
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| Notes | Il volume non presenta danni, strappi, segni, mancanze o usure rilevanti che vadano evidenziate; legatura compatta e resistente; copertine morbide in ottimo stato, con minori segni di vissuto e piccolissime abrasioni ai margini, cenni di opacità da sfregamento ai piatti ed innocue pieghettature al dorso morbido; coste ancora abbastanza luminose; ingiallimento delle pagine ridottissimo e più che nella norma. |




























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