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Descrizione
| Edizione | Laterza, Bari, 1981 | ||
| Traduzione | Mario De Nonno, Rossana Rossi e Laura Sipione | Illustrazioni | Fotografie e disegni in B/N e a colori |
| N. Volumi | 2 | N. Pagine | 539 |
| Dimensioni | 24,9 x 25,7 x 6 cm. | Peso | 2,97 kg. |
| Descrizione |
D a tempo l’archeologia ha cessato di essere Il territorio esclusivo di esperti o divulgatori, ed è entrata a far parte della comune conversazione dell’uomo o della donna colti. È dunque naturale che ci sì rivolga, per ottenere notizie precise, ad opere di consultazione. La Enciclopedia Cambridge. Archeologia non è un semplice dizionario, o un puro repertorio di dati, ma affronta temi di più ampia portata resi accessibili dall’archeologia, e lo fa in una maniera dinamica. L’intenzione è quella di coinvolgere il lettore in quella che è, per consenso unanime, una delle più rilevanti imprese del nostro tempo: niente di meno che una sensazionale estensione dell’area della consapevolezza umana. La misura della riuscita di questo volume sta nel fatto che i vari autori sono ancora attivi nei rispettivi campi, e che sono altreitanto coscienti di quanto ancora rimane da scoprire quanto ben informati sullo stato attuale delle nostre conoscenze. In una parola, essi stimolano il nostro interesse ed attraggono la nostra curiosità. I media hanno scoperto che il fascino dell’archeologia colpisce tutta l’umanità; l’archeologia muove l’interesse di gente di tutte le età e di qualsiasi livello di educazione, di ogni professione, cultura e razza; come se non bastasse, tale interesse si esercita a livello fisico, sensoriale e concettuale, e con frequenti interferenze dei tre livelli. I piaceri fisici dell’archeologia sono ben noti a chiunque sia stato partecipe dell’atmosfera di cameratismo e di duro lavoro di uno scavo, tanto sotto le piogge dei climi temperati quanto sotto il sole tropicale o nei disgelo artico — 0 anche sottacqua, nell’esplorazione di relitti, porti o navi da carico. Per il viaggiatore di vecchio stampo poche esperienze possono competere con il piacere dell’esplorazione di antichi siti collocati in località selvagge. Dal punto di vista estetico, il fascino dell’archeologia è in primo luogo visivo, e in misura minore tattile. La sensazione più forte è probabilmente quella stimolata dalle opere d’arte, che per qualcosa come trentamila anni sono state tra i prodotti più significativi della nostra specie. Ma il discorso non si limita alle sole opere d’arte. Lungo un arco di tempo ben più ampio, rimontante senz’altro al Pleistocene medio, gli uomini hanno abitualmente foggiato i propri manufatti, anche quelli destinati ai bisogni più elementari, con finezza e rifinitura maggiori di quelle strettamente richieste dalla loro funzione. L’apprezzamento e la pratica dell’archeologia richiedono, ed esercitano con piacere, una sensibilità per le sfumature stilistiche che, più di ogni altro elemento, permette definizioni e sostiene attribuzioni. Le qualità tattili di alcuni materiali possono accrescere l’apprezzamento estetico, come ribadivano i cinesi a proposito della giada, della porcellana, o della patina bronzea. Il richiamo maggiore dell’archeologia, tuttavia, risiede nella storia che essa è in grado di narrare. Come metodo rigoroso di scoperta di ciò che avvenne nel passato privo di testimonianze scritte, l’archeologia cominciò a differenziarsi dall’antiquaria in Europa occidentale nel corso dell’ultimo quarto dei XVII secolo; la sua portata e il suo significato più completi, tuttavia, non furono percepiti fino a quando le conseguenze dell’ipotesi darwiniana non divennero chiare per quei che riguarda le origini e l’antichità dell’uomo. Il raggio degli interessi immediatamente si allargò dai predecessori dell’uomo europeo alla preistoria del genere umano nel suo complesso, e ciò individuò, come una sfida, una lacuna conoscitiva. I primi a gettarsi nella breccia furono gli etnologi, che dalle loro poltrone, da una parte e dall’altra dell’Atlantico, scrissero fiduciose opere di storia congetturale basate sull’erronea convinzione che il corso dell’evoluzione culturale potesse essere ricostruito semplicemente organizzando le culture dei moderni «popoli primitivi» in ordine di complessità. L’archeologia, l’unico valido metodo di ricostruzione della più antica storia dell’uomo, progrediva con difficoltà e lentezze assai maggiori: essa ha impiegato un secolo per stabilire semplicemente le linee generali della preistoria umana e della genesi delle principali civiltà. Anche così, molto ancora dobbiamo imparare sullo svolgersi della storia culturale, e l’investigazione di tale processo è ancora in fasce. Ma proprio perché molto deve essere ancora realizzato dagli archeologi, tanto più opportuna appare una riflessione sul significato e il valore dei loro sforzi. Allargando i confini della storia fino ad abbracciare la preistoria dell’umanità, l’archeologia ci permette di inquadrare noi stessi in una prospettiva di ampiezza mai raggiunta prima. Rintracciando il punto in cui l’uomo si è distaccato dagli altri primati, essa definisce la nostra più autentica umanità. Essa ci persuade, nella maniera più concreta, del fatto che siamo diventati umani nella misura in cui i nostri appetiti animali sono stati trasformati in modalità di comportamento sempre più artificiali. I manufatti archeologici sono veri e propri fossili della nostra umanità. Mentre i prodotti dei più antichi tipi umani delle parti più calde del Vecchio Mondo sono contrassegnati da un rilevante grado di omogeneità e da una velocità di cambiamento estremamente rallentata, quelli delle varietà «sapienti» furono soggetti ad uno sviluppo molto più rapido, e produssero una crescente diversità di espressioni, culminante nelle ben differenziate «civiltà alte» dei millenni più recenti. È bene ricordare, di fronte alle moderne tendenze all’omologazione, che noi tutti dobbiamo la nostra umanità a tali diversità non meno che alla comunanza di fondo che ci unisce. [Grahame Clark, dalla Prefazione] |
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| Note bibliografiche |
Prima edizione Laterza del 1981, a copertina rigida in tela grigia, con titolazioni in bianco al dorso; rilegata a filo; dotata di sovracoperta lucida fotografica a colori e di cofanetto rigido editoriale in tela grigia con applicazioni fotografiche alle fiancate; ricchissima di fotografie, piantine e schemi in B/N e a colori; stampata su carta semilucida di buona grammatura, con layout del testo su due colonne. |
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| Stato di conservazione |
Come Nuovo [i volumi sono stati utilizzati pochissimo e non presentano danni, strappi, segni, mancanze o usure rilevanti che vadano evidenziate; legature snodate e resistenti; copertine rigide pressoché intatte; coste ancora abbastanza luminose con piccolissimi punti di fioritura superficiale; ingiallimento delle pagine ridottissimo, e nella norma per il materiale e l’età; sovracoperte in ottime condizioni, con minimi segni di vissuto ai bordi ed alcune opacità da sfregamento ai piatti; cofanetto rigido integro e senza danneggiamenti, con polvere alla tela e minime consunzioni marginali alle applicazioni fotografiche sulle fiancate] |
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Informazioni aggiuntive
| Peso | 2,97 kg |
|---|---|
| Dimensioni | 24,9 × 25,7 × 6 cm |
| Edizione | |
| Luogo di pubblicazione | Bari |
| Anno di pubblicazione | |
| Caratteristiche particolari | |
| Illustrazioni | |
| Formato | |
| Genere | |
| Soggetto | |
| Colore principale | |
| Lingua |
| Condition | n/a |
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| Notes | I volumi sono stati utilizzati pochissimo e non presentano danni, strappi, segni, mancanze o usure rilevanti che vadano evidenziate; legature snodate e resistenti; copertine rigide pressoché intatte; coste ancora abbastanza luminose con piccolissimi punti di fioritura superficiale; ingiallimento delle pagine ridottissimo, e nella norma per il materiale e l'età; sovracoperte in ottime condizioni, con minimi segni di vissuto ai bordi ed alcune opacità da sfregamento ai piatti; cofanetto rigido integro e senza danneggiamenti, con polvere alla tela e minime consunzioni marginali alle applicazioni fotografiche sulle fiancate. |


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![Eugenio Turri e Daniela Zumiani (a cura di), Adriatico Mare d'Europa [3 Voll.], Ed. Amilcare Pizzi, 1999-2001](https://antrodiulisse.eu/wp-content/uploads/2014/11/Eugenio-Turri-e-Daniela-Zumiani-a-cura-di-Adriatico-Mare-dEuropa-3-Voll.-Ed.-Amilcare-Pizzi-1999-2001-1-512x283.jpg)


















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