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Stefano Bruni (a cura di), Il porto urbano di Pisa antica. La fase etrusca. Il contesto e il relitto ellenistico, Ed. Silvana, 2003-2006

Il prezzo originale era: €96,00.Il prezzo attuale è: €61,00. [58,65 + I.V.A.]

Silvana Editoriale

Il volume in due tomi è dedicato a quel settore dell’area di scavo — il c.d. Ampliamento Sud — le cui indagini sono complete e che ha restituito le più antiche testimonianze della darsena urbana di Pisa etrusca e romana…

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Descrizione

Edizione Silvana Editoriale per Laboratori Guidotti, Milano, 2003-2006 Illustrazioni Fotografie e disegni in B/N e a colori
Disegni Grazia Ugolini e Rosalba Settesoldi Fotografie Luigi Miccinesi
N. Volumi 2 N. Pagine 221 + 222
Dimensioni 25,3 x 31 x 4,9 cm. Peso 3,48 kg.
Descrizione

C

ome ben sanno tutti coloro che si occupano di archeologia in termini professionali, uno dei principali problemi con cui si è chiamati a misurarsi, sia quali gestori di imprese di scavo sia quali studiosi interessati a conoscerne i risultati scientifici, è dato dal fortissimo ritardo con cui questi ultimi vengono resi disponibili. Per motivi del tutto intuibili, specie nel caso di esplorazioni di largo respiro e di lunga durata, è assai più frequente poter contare su presentazioni a convegni e dibattiti, cataloghi di mostre, articoli su riviste divulgative che non su testi analitici.

Fino ad oggi, fino al volume che il lettore ha fra le sue mani, questa era esattamente la situazione in cui si trovava anche lo scavo di Pisa, su cui esiste infatti una quantità non trascurabile di pagine, a stampa e virtuali. Il merito di aver saputo rispettare davvero l’impegno che ogni scavatore assume, almeno con sé stesso, fino dal momento iniziale del suo lavoro, va riconosciuto a Stefano Bruni, che — come tutti sanno — è peraltro anche lo studioso cui si deve di aver saputo immediatamente comprendere cosa significassero quei resti di legno che iniziavano ad affiorare dalle sabbie del cantiere che le Ferrovie dello Stato (per chiamare con il nome tradizionale ciò che oggi va indicato come Rete Ferroviaria Italia S.p.A.) stavano avviando all’interno dello scalo di San Rossore.

Il volume, che s’intende primo di una serie che non s’immagina breve, ripercorre proprio questa prima fase di attività, svoltasi fra il tardo autunno del 1998 e gran parte dell’anno successivo, quando era ancora largamente condivisa da tutti l’idea che l’esplorazione archeologica potesse essere condotta a termine in tempi tali da consentire la costruzione del fabbricato utile alla gestione della linea ferroviaria tirrenica, che corre a pochi passi dal ciglio dell’area tuttora in corso di scavo.

E il volume, che motivi di ordine organizzativo ed editoriale hanno diviso in due tomi (il secondo dei quali vedrà la luce entro pochi mesi), è dedicato a quel settore dell’area di scavo — il cosiddetto “Ampliamento Sud” — le cui indagini sono state completate e che ha restituito finora le più antiche testimonianze della darsena urbana di Pisa etrusca e romana.

Il lettore troverà dunque dapprima una serie di contributi dedicati alla lettura dell’area in termini paleoambientali ed alla questione del sistema di porti cd approdi dell’antica Pisa, nel quadro di una piana costiera rimodellata di continuo dalle acque, dei fiumi come del mare. Segue una presentazione dei moltissimi materiali venuti in luce durante uno scavo che aveva certo gli scafi antichi al centro dell’attenzione di tutti, se non altro per evidentissimi e gravissimi problemi di conservazione, ma che dal primo momento era stato visto e di conseguenza organizzato — da chi scrive in termini generali, da Stefano Bruni come attività quotidiana mente vissuta — quale indagine stratigrafica di uno straordinario quanto complesso contesto archeologico chiuso, quello appunto di un bacino interno, le cui acque hanno, nel corso dei secoli (forse dieci), inghiottito una mole incalcolabile di manufatti, facenti parte di carichi andati perduti oppure gettati o semplicemente caduti.

Una perfetta testimonianza di un affondamento avvenuto in circostanze che possiamo ricostruire come drammatiche è rappresentato del resto dal caso della nave di età ellenistica — dunque la più antica nota al momento —, il cui scafo è andato completamente distrutto, ma non per questo perduto nelle sue componenti; ad esso è dedicato l’ultimo saggio del volume, primo ad affrontare in termini tecnici l’indagine scientifica di quei relitti che hanno ormai reso famoso questo scavo.

Il secondo tomo riguarderà î materiali recuperati assieme a questo relitto, nonché alcuni contributi che da varie angolazioni hanno cercato di analizza: re le varie problematiche che il ritrovamento pone, chiudendosi infine con un tentativo di inquadra mento di queste problematiche nel più ampio qua dro della realtà pisana della piena età ellenistica.

Da parte di chi scrive, il ringraziamento e l’apprezzamento per tutti gli studiosi delle varie discipline coinvolti nell’impresa è doveroso e convinto; così come lo è quello ad una altrettanto lunga serie di istituzioni e di persone che hanno contribuito in modo vario, ma sempre assolutamente determinante, al suo proseguimento, in primo luogo lo stesso Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con i suoi responsabili politici, Giovanna Melandri prima e Giuliano Urbani poi (per una felicissima coincidenza la stampa di questo volume corrisponde all’avvio del processo di istituzione di quella Fondazione di Partecipazione cui affidare la nascita e la gestione del museo che dovrà accogliere i frutti dello scavo, fortemente sostenuta da quest’ultimo), e tecnico-amministrativi, Mario Serio e Giuseppe Proietti, ed il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, attraverso il Provveditorato alle Opere Pubbliche della Toscana e le Ferrovie dello Stato, con il Provveditore Roberto Rocco e il personale tecnico dell’ufficio pisano, in particolare l’ingegner Roberto Puccetti, l’architetto Stefano Calcinai e il geometra Lauro Gaddi.

Allo stesso modo, va ricordato il contributo determinante offerto dalla commissione nominata dallo stesso Ministero per i Beni e le Attività Culturali, guidata da Salvatore Settis, cui hanno preso parte attiva, oltre allo scrivente e allo stesso Stefano Bruni, Carmine Ampolo, Corrado Bucci Morichi, Riccardo Di Donato, Paolo Galluzzi, Michel Gras, Pier Giovanni Guzzo, Costantino Meucci, Claudio Moccheggiani, Roberto Petriaggi e Patrice Pomey, e che ha sottolineato con forza come il ritrovamento e qualsiasi progetto che da questa scoperta discende debba essere collocato nella prospettiva della città di Pisa e dei suoi sviluppi, economici e culturali.

[Angelo Dottini, Soprintendente ai Beni Archeologici della Toscana]

Note bibliografiche

Pubblicazione di strenna farmaceutica realizzata da Silvana Editoriale per i Laboratori Guidotti negli anni 2003 e 2006, a copertina rigida in tela nera, con titolazioni in bianco al piatto e al dorso; rilegata a filo; dotata di sovracoperta lucida fotografica a colori; ricchissima di fotografie, piantine, disegni e schemi in B/N e a colori; stampata su carta semilucida di buona qualità e grammatura, con layout del testo su due colonne.

Esaurito anche nella sua versione commerciale.

Stato di conservazione

Più che Ottimo [i volumi sono stati utilizzati pochissimo e non presentano danni, strappi, segni, mancanze o usure rilevanti che vadano evidenziate; legatura compatta e resistente; copertine rigide pressoché intatte, con minimi segni del tempo; coste ancora abbastanza luminose; ingiallimento delle pagine ridottissimo, e nella norma per il materiale e l’età; sovracoperte in ottime condizioni, con minimi segni di vissuto ai bordi e leggere opacità da sfregamento ai piatti, ma una di esse aveva il risguardo tagliato ed è stata ben risistemata con nastro adesivo trasparente ultrasottile]

Informazioni aggiuntive

Peso 3,48 kg
Dimensioni 25,3 × 31 × 4,9 cm
Edizione

Luogo di pubblicazione

Milano

Caratteristiche particolari

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Illustrazioni

Formato

Genere

Soggetto

, ,

Colore principale

Lingua

Condition Very Good
Notes I volumi sono stati utilizzati pochissimo e non presentano danni, strappi, segni, mancanze o usure rilevanti che vadano evidenziate; legatura compatta e resistente; copertine rigide pressoché intatte, con minimi segni del tempo; coste ancora abbastanza luminose; ingiallimento delle pagine ridottissimo, e nella norma per il materiale e l'età; sovracoperte in ottime condizioni, con minimi segni di vissuto ai bordi e leggere opacità da sfregamento ai piatti, ma una di esse aveva il risguardo tagliato ed è stata ben risistemata con nastro adesivo trasparente ultrasottile.

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